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Come fare bella figura senza necessariamente sapere quel che si dice.

Vezzi e vizi della lingua

Ognuno ha i suoi, ma è il caso di metterla giù tanto dura? Assolutamente sì. Ma anche no.

19 Dicembre 2014 alle 06:30

Vezzi e vizi della lingua

- Di gran moda, ultimamente, scrivere articoli sulle parole e i modi di dire più irritanti. Posiziona come acuti osservatori della contemporaneità e segnala la coscienza irrequietamente critica.

 

- Il "piuttosto" usato con funzione disgiuntiva è da tempo in testa alle idiosincrasie su tutti i social network. Astenersi dal postare sull'argomento.

 

- "Attimino" ha avuto il suo momento di gloria, ma è stato così largamente stigmatizzato che ora viene usato solo da alcuni estimatori del vintage anni Ottanta, come le spalline imbottite.

 

- Ricordarsi sempre di dire che la lingua è un organismo vivente. Convenirne.

 

- Professore di lingue morte si suicida per parlare le lingue che sapeva. (Leo Longanesi)

 

- L'intellettuale in connessione diretta con la realtà è bene si dichiari disponibile nei confronti delle forme contemporanee della lingua (poiché è un organismo vivente), purché lo faccia in un italiano cruscante e se ne possa quindi chiaramente dedurre che nemmeno sotto tortura le userebbe.

 

- Scagliarsi con furore contro alcuni neologismi dalla spiccata caratterizzazione socio-pluto-geografica. Per esempio, Apericena: crasi tra aperitivo e cena creata dai ceti benestanti in area milanese e poi malauguratamente dilagata.

 

- Grande diffusione via Facebook ha avuto recentemente un diagramma ad albero per determinare la parola più odiosa. Evitare di entrare in competizione per far vincere la propria nefandezza.

 

- Osservare come Milano sia l'indiscussa leader nella produzione delle forme linguistiche detestabili: attimino, piuttosto al posto di oppure, apericena ecc. Segue dibattito.

 

- Cazziare duramente chi nel corso di una conversazione utilizza espressioni contemporanee irritanti, posiziona come aristocratici censori della modernità e lascia immaginare approfonditi studi umanistici.

 

- "Anche no". Ma no, dai.

 

- Versione Pro dell'apericena è l'aperisushi. Tuonare contro.

 

- Rievocare l'immortale scena in cui Nanni Moretti si scaglia contro l'articolo davanti ai nomi propri di persona, etichettandolo come distorsione milanese.

 

- "Come dire" sparso a caso nel discorso suggerisce un atteggiamento pensosamente problematico che incontra difficoltà a condensare la ponderosa massa di considerazioni profonde in un semplice ragionamento. Aborrire.

 

- Scagliarsi contro gli emoticon, emblema della decadenza dell'italiano: vedi "piuttosto che" con funzione disgiuntiva.

 

- "Nella misura in cui" è stato l'"assolutamente sì/assolutamente no" degli anni Settanta. Oggi è estinto. Contestualmente, valutare se suggerire l'adozione di "assolutamente forse".

 

- Sostenere che fare uso del "xkè" e del "pò" in un sms non fa di voi dei criminali. Segue dibattito.

 

- Dire che internet, lungi dal segnare la fine dell'italiano, ha fatto sì che molta gente che normalmente non scriveva mai, oggi lo faccia quotidianamente. Convenirne. Rammaricarsene.

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