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Come fare bella figura in salotto senza necessariamente sapere quel che si dice

L'invidia

È un vizio capitale, ma non dà alcun piacere a chi la prova. Nondimeno la proviamo quasi tutti.

5 Dicembre 2014 alle 06:30

L'invidia

- Proclamare di non sapere cosa sia. Chiosare di avere un sacco di difetti (non dire quali), ma questo proprio no. (Vedi seguente)

 

- Se qualcuno dichiara di non conoscere l’invidia, affrettarsi a dargli dell'ipocrita. Di seguito, spiegare che provare invidia è naturale e che non significa automaticamente essere dei mostri. Tesi impegnativa, da esporre solo se disposti a sostenere la discussione a coltello che occuperà la successiva ora. (Vedi seguente)

 

- Affermare di invidiare chi non conosce l'invidia. Attenzione a non esagerare con i barocchismi.

 

- Ammettere apertamente di esserne divorati posiziona come persone schiette, provocatorie e aliene da ogni tipo di retorica.

 

- Ogni volta che a un conoscente capita qualcosa di bello provare un sottile ma lancinante dispetto, quindi autocensurarsi subito e convincersi che non era invidia.

 

- Quando un amico comunica una buona notizia che lo riguarda fare un commento acido e poi smentirlo subito dopo dicendo: "Scherzo!"

 

- Dire che è un'emozione umanissima, lascia immaginare profonda saggezza e conoscenza della natura umana.

 

- Avere ottenuto dall'analista il permesso di desiderare la morte dei vostri conoscenti più fortunati, perché il desiderio non fa male e libera da carichi emotivi eccessivi. Farlo, ma nonostante anni di analisi, continuare a dubitare che la cosa sia priva di effetti negativi.

 

- Il vero amico non è colui che è solidale nella disgrazia, ma quello che sopporta il tuo successo. (Seneca)

 

- Uno scrittore può guadagnarsi la simpatia dell'uditorio ammettendo di invidiare clamorosamente un amico che vende cinque copie di più, mentre riesce a considerare con magnanimità le tirature stratosferiche di Ken Follett.

 

- Invidia: nome di locali notturni d'antan o di marche di abbigliamento intimo aspirazionale.

 

- Avere fortemente invidiato per tutta la prima elementare il compagno di classe che sapeva scartare gli avversari e poi tirare in porta come un brasiliano. Avere avuto poco dopo la propria rivincita con la tabellina del sette, ma non averne ricavato una gioia equivalente.

 

- Ricordare che da bambina il vostro personaggio preferito di Biancaneve era la regina cattiva, specialmente quando diceva: “Specchio, specchio delle mie brame…”. Esserne ancora turbate.

 

- Rievocare la scena di "Ricomincio da tre" in cui Marco Messeri chiede a Massimo Troisi di domandargli se vorrebbe essere Alain Delon e lui risponde: "Sì! Certamente." Immortale.

 

- Se single da più di sei mesi, sforzarsi di non essere colti da fitte al fegato alla notizia che il/la vostro/a amico/a del cuore si sta per sposare. Fallire miseramente ma continuare a congratularsi.

 

- Scrivere alla rubrica di Natalia Aspesi sul Venerdì di Repubblica confessando di praticare attivamente l’invidia. Stigmatizzare.

 

- Raccontare di avere avuto una nonna molto ghiotta di indivia (cichorium endivia, detta anche scarola), che lei però ha sempre chiamato invidia, e perciò provare tuttora un forte a disagio all’udire la minacciosa frase: "Essere divorati dall'invidia".

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