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Come fare bella figura in salotto senza necessariamente sapere quel che si dice

Il gelato

La stagione non invoglia e, quindi, si vedono i veri cultori del genere.

21 Novembre 2014 alle 06:24

Il gelato

- La propria gelateria preferita è sempre la migliore della città. Ascoltare con dissumulato fastidio le gelaterie preferite degli amici

 

- Osservare con scetticismo le gelaterie del centro storico rigurgitanti montagne di gelato dai colori violentissimi. L'intenditore preferisce gelaterie ubicate in zone non troppo centrali. Meglio se d'aspetto dimesso e poco invogliante.

 

- Aborrire quelli che con lo stesso cucchiaio passano dal gusto puffo al limone, bruttando il candore di quest'ultimo con disgustose slavine blu.

 

- Evitare la catena Grom: troppo mainstream. Valutare se aggiungere che i loro gelati sono senz'altro genuini, ma a voi non piacciono e quello che fa il baretto sotto casa vostra è molto più buono.

 

- Dichiararsi tradizionalisti in gelateria: essere fedeli all'intramontabile crema-cioccolato-stracciatella. Oppure lanciarsi sulle nuove frontiere dell'anno: calamansi; zenzero; Mojito di Tokio. Farsi scoprire a ordinare oggi un gelato al basilico o alla sangria - avanguardie del 2011 - è la morte sociale.

 

- Chi ha frequentato Milano negli anni 'Ottanta, può utilmente ricordare quanto se la tirassero quelli della Gelateria Ecologica.

 

- L'umanità si divide in "frutta" e "creme-cioccolato". Trarne interessanti deduzioni sociologiche.

 

- Ricordare quando da bambini il cono più colossale costava ben venti lire.

 

- Dire di aver pagato un cono limone e fragola cifre assurde in una nota stazione balneare. Se si ingaggia una gara, rilanciare cifre sempre superiori, cambiando le località turistiche.

 

- Il gelato al puffo è la sintesi del cafonismo anni '80, alla pari del risotto alle fragole o delle penne alla vodka.

 

- Ricordare quando da bambini si cercava di spingere con la lingua il gelato verso la punta del cono, così da ottenere un ultimo boccone di wafer e di gelato e non di solo wafer. Non lasciarsi coinvolgere nell'elenco di altre schifezze che si facevano con il gelato.

 

- Ricordare come da bambino vi fosse consentito il solo gusto limone, poiché il limone, per sue misteriose virtù, faceva bene. Scagliarsi con livore contro i comportamenti psicogeni dei genitori. (Vedi seguente)

 

- Tra le bizzarrie pedagogiche ricordare come da bambino fosse severamente proibito bere acqua dopo il gelato, per quanta sete venisse, poiché la cosa era ritenuta pericolosissima per la digestione.

 

- Il testo lo ha scritto Cristiano Malgioglio, ma io non mi ero mai interessato da dove avesse tratto l’ispirazione. Quando poi qualche anno fa, quindi a distanza di anni, quando la canzone era già un grande successo mondiale, Malgioglio mi raccontò tutto… Ecco, da qual momento io quando canto ‘Gelato al cioccolato’ non sono più lo stesso… (Enzo Ghinazzi "Pupo")

 

- Detestare quelli che si presentano con due vaschette da un chilo di solo cioccolato o di solo frutta, giustificandosi con: "Tanto piace a tutti, no?". Commentare che sono gli effetti di anni di politica personalistica.

 

- Deplorare che nelle gelaterie più chic non si possa consumare il cono al tavolo.Valutare se far partire un pippone sul kitsch.

 

- Se si parla del cattivo gusto di una rivista che ha fatto pesanti insinuazioni sull'abilità di un ministro della Repubblica nel maneggiare un cono, chiosare che l'unica vera notizia sarebbe stata il gusto del gelato, ma di questo non si è fatto parola.

 

- Chiedersi perché la lentezza di consumazione del gelato sia inversamente proporzionale all'età del bambino, per cui i più piccoli se lo leccano quasi tutto dal gomito. Stigmatizzare i danni del metodo Montessori.

 

- Smascherare i presunti intenditori di gelato servendo gelato industriale comprato al supermercato, dicendo che viene dalla miglior gelateria della città. Cercare di indovinare chi andrà in brodo di giuggiole per primo e, comunque, odiare il connaisseur che gusta il gelato come un Mouton-Rothschild di cinquant'anni.

 

- L'Häagen-Dasz non è un gelato, bensì una religione primitiva che si conclude con il suicidio dell'adepto, ma va bene così. (Vedi seguente)

 

- Cinquecento o più grammi di Häagen-Dazs sono l'unico rimedio noto in grado di attenuare, seppur limitatamente, il dolore per l'inattesa rottura con il/la fidanzato/a.

 

- Se tutti ordinano un cono e qualcuno chiede la coppetta, coprirlo di vituperi, dandogli del fighetto.

 

- "Magari porto il gelato" rivela inequivocabilmente che non avete voglia di fare un cazzo. Inutilmente puerile il magnificare la superlatività della gelateria, nella speranza di fare comunque bella figura.

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