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L'Europa

Non si riesce ad accendere la tivù senza incrociare un talkshow che ne sviscera inconsultamente le problematiche, ad aprire un giornale senza trovarvi decine di articoli che delirano sul tema, a frequentare un bar senza sentirne parlare più o meno a vanvera. Che siate scettici o entusiasti, eccovi qualche bel luogo comune di pronto impiego sull'Europa.

30 Maggio 2014 alle 08:39

L'Europa

- Deve cambiare.

- Un discreto pezzo di Santana. Chic.

- Ricordarsi sempre di dire che la soluzione è più Europa e non meno Europa.

- Una realtà che esiste solo per i banchieri. Stigmatizzare.

- Deprecare gli inglesi che sono sulla porta da decenni ma non si capisce ancora se stiano per entrare o per uscire.

- Il guaio è che in Italia tutti hanno fatto i furbi e quello che il giorno prima costava 400mila Lire, il giorno dopo costava 400 Euro. Deplorarlo.

- Lamentarsi che lo spettro della Grecia aleggi ancora su tutti noi a causa del rigore. Possibilmente usare metafore legate all’asfissia: soffocamento, strangolamento.

- Prendere le distanze dai rigurgiti antitedeschi, tuttavia la Merkel…

- Non avere ancora ben capito se il parlamento europeo stia a Bruxelles o a Strasburgo o da tutte e due le parti.

- Sdegnarsi che le regole siano dettate da quattro o cinque politici tedeschi che, peraltro, parlano l’unica lingua al mondo che ha più eccezioni che regole.

- Ma a quanto stiamo, all’Europa dei 27, dei 28 o che?

- In effetti, non dover più impazzire con i cambi ogni volta che si va a fare un weekend a Parigi è una bella comodità. Convenirne ed eventualmente ricordare le vacanze giovanili in cui si imboscavano i travelers cheques nelle mutande.

- Per far capire che in materia siete molto ferrati, non dimenticate di dire che alcuni stati hanno negoziato degli opt-out. Se nessuno chiede che cosa siano gli opt-out, dispiacersi segretamente, ma resistere alla tentazione di spiegare che è la non partecipazione ad alcune strutture comuni, per esempio l’Euro.

- Se qualcuno ricorda che ci sono altri sei Paesi che vorrebbero entrare nella Cee liquidare la questione con un definitivo: “Eh, sì, mo’ facciamo entrare anche gli albanesi.” Nel caso replicare che, infatti, l’Albania vorrebbe entrare. Controreplicare che l’Europa è come la moglie degli amici, si desidera sempre quella degli altri.

- Dire che è difficile costruire qualcosa di serio in un contesto in cui tutte le leggi scaturiscono da una situazione in cui ci sono un tedesco, un francese e un italiano…

- Quelli che ce lo chiede l’Europa, oh yes… Ma… Ce lo chiede l’Europa… Ma …Ce lo chiede l’Europa! (omaggio a Enzo Jannacci e Beppe Viola)

- Per un politico è utile ogni tanto citare inopinatamente l’italian sounding, poiché così si lascia intendere di avere a cuore la specificità agroalimentare italiana, non riducibile alla standardizzazione europea. Se si deve fare un esempio fare sempre e solo quello del Parmesan fatto in Germania.

- Parlare dell’Erasmus sia per perorare la causa europea che per avversarla, secondo i gusti.

- Se si sospetta che i propri interlocutori abbiano letto Arbasino, dire con nonchalance di avere ammirato un meraviglioso Ratto d’Europa di Rubens al Prado, quindi commentare che nonostante gli sforzi non siete riusciti a vedere alcun topo nel quadro. Osservare le reazioni.
 

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