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Le scuse

Tutti le abbiamo subite e, qualche volta, le abbiamo anche inflitte. Alcuni sono dei virtuosi, molti si arrangiano con un po' di goffaggine. In ogni caso, eccovi qualche considerazione di pronto impiego da smerciare quando si parla di scuse.

2 Maggio 2014 alle 00:00

Le scuse

- Non posso, c’ho judo. Archetipica.

- Addurre improvvisi malesseri: poco credibile. Avvertenza: se si ha davvero mal di testa, chiarire inequivocabilmente al/la compagno/a che non si tratta del prodromo di una crisi coniugale.

- Avere troppo da lavorare. Non plausibile: quando Clinton voleva vedere la Lewinsky il tempo lo trovava. 

- Strumentalizzare la nota abitudine dei bambini di farsi venire la febbre a 40 nei momenti più inopportuni. Valutare attentamente i rischi, perché poi i suddetti se ne escono con frasi del tipo: “Ah, come quella volta che hai detto che avevo la febbre per non andare al compleanno della nonna?”

- Aborrire chi, a fronte di un invito, non risponde né sì, né no, bensì: “Te lo faccio sapere”. Sognare di riuscire a replicare che non serve, perché per quando avrà deciso, voi  – forse – non ne avrete più voglia.

- Il difficile non è inventare scuse plausibili, il difficile è ricordarsi che cosa si è detto a chi. È dimostrato che gli uomini sono geneticamente svantaggiati in questo campo.

- Chiedere scusa con un sms dopo essersi comportati orribilmente: consentito solo se si è veramente stronzi nell’animo. In quel caso lei spesso si innamora.

- Scusa se mi scuso.

- Conservare le centinaia di libri che si vorrebbero leggere per quando si avrà tempo per farlo, giacché incapaci di gustare poche pagine alla volta. Replicare che l’ideale sarebbe avere davanti anni sabbatici per affrontare un romanzo. Attenzione a non esagerare con il sarcasmo.

- Ripromettersi di ricavare più tempo da dedicare alla famiglia, quindi considerare più attentamente la cosa e trovare subito qualcosa di irrimandabile da fare in ufficio. 

- Da ragazzini la scusa più umiliante che ci si è sentiti propinare da una di terza media è stata: “Non posso, nel weekend devo andare a trovare gli zii.” Soffrirne ancora crudamente al ricordo.

- Passare il weekend a pulire di fino il frigorifero, a riordinare la libreria, a potare le piante sul terrazzo o a svolgere altre attività superflue, quindi rammaricarsi di non avere finito di scrivere l’articolo che si doveva consegnare il lunedì. Dedurne che la procrastinazione è un’arte che si raffina con l’esperienza.

- A me mi ha rovinato la guerra, se non c'era la guerra a quest'ora stavo a Londra. (Ettore Petrolini)

- Fantasia a occhi aperti. Di fronte a chi si giustifica dicendo di non essere pronto/a per una storia seria, trasformarsi per pochi secondi in Grace Kelly/Sean Connery dei bei tempi, giusto il tempo di dire: “Peccato.” e di allontanarsi con passo felino.

- Ogni volta che si bacia qualcuno pensare immediatamente a come sarà la vostra vita insieme, finché morte non vi separi. Di seguito, cominciare a spiare segnali del fatto che lui/lei non sia altrettanto preso/a dalla cosa, quindi troncare adducendo una ragione improbabile qualunque, prima che lo faccia l’altro/a. Sistema inattaccabile. Con un po’ di esperienza è possibile concentrare tutte e tre le fasi in un’unica sera.

- Sostenere di avere rinunciato alla televisione per avere più tempo per pensare, leggere e scrivere, Sfortunatamente ora c’è internet, che quanto a divoratore di tempo è persino peggio. Auspicare il medioevo prossimo venturo per avere finalmente più tempo per pensare, leggere e scrivere.

 

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