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La terrazza

E' il santuario dei riti sociali dei target intellettuali (veri o presunti). Alternativamente oggetto di satira e materiale incarnazione del privilegio, con l’arrivo della bella stagione non potete non avere niente da dire sulla terrazza.

4 Aprile 2014 alle 00:00

La terrazza

- Indispensabile per vivere con eleganza la condizione di intellettuale.

- Non appena vi si mette piede cercare con lo sguardo Jep Gambardella o analoghi e, con nelle orecchie il ricordo della sua cazziata alla radical-chic “donna e madre”, non fidarsi a dire nulla.

- Dire che “La terrazza” di Ettore Scola ha ritratto trent’anni prima, e con ben altra profondità di certi premiatissimi epigoni, squallori e miserie della contemporaneità. Non citare “La grande bellezza”, ma se lo fa qualcun altro l’effetto è maggiore.

- Riflettere dolentemente su come sia facile diventare stronzi per il solo fatto di possederne una, quindi senza soluzione di continuità scagliarsi contro le semplificazioni ideologiche (non dimenticare di aggiungere: “da qualunque parte provengano, sia da destra, sia da sinistra”).

- Insorgere contro l'equivalenza tra terrazza e intellettualità radical-chic. Al vostro paese avevate la terrazza vista sfasciacarrozze e in famiglia siete il primo ad avere frequentato il liceo da generazioni. (Vedi seguente)

- Accessorio radical-chic. Se qualcuno lo sostiene scagliarsi contro l’abuso della definizione radical-chic, ormai così usurata da risultare inutilizzabile. Preferire semmai "gauche caviar".

- Luogo ideale dove trascorrere il mese d’agosto. Di seguito elencare le ragioni per cui sia di gran lunga preferibile a Formentera o a qualunque altra meta vacanziera. Non avere ancora deciso se quest’anno rileggervi la Recherche o tutto Dostoevskij. Nota bene: mai leggere, sempre rileggere.

- Se di Milano, invidiare quelli di Roma per le loro terrazze. (Vedi seguente)

- Dissertare su quanto meglio sia averne una a Roma piuttosto che a Milano. Chiosare che, però, averla a Milano è molto esclusivo, mentre a Roma è quasi comune. (Vedi seguente)

- Ricordare l’epoca ruggente della Terrazza Martini a Milano. Chiedere con nonchalance “Ma c’è ancora?” lascia intendere che si rifugge la mondanità sin da quando non era ancora di moda farlo.

- Non avere mai capito se si dica terrazzo o terrazza, ma essere troppo pigri per controllare. Atteggiamento blasé alla buona, ma sempre d’effetto. (Vedi seguente)

- Sostenere che “terrazzo” è solo una definizione architettonica, mentre “terrazza” ha connotazioni socio-antropologiche sconosciute al sostantivo maschile.

- Per delle cene romantiche preferirla al massificato giardino o, peggio ancora, al temibile dehor sul marciapiede.

- Stare sempre cercando un nuovo appartamento. Però, stavolta con la terrazza.

- L’attico è inevitabilmente di destra. La terrazza è consustanzialmente di sinistra. Lanciare la provocazione e abbandonare la stanza prima che si apra il dibattito.

- Non avere installato apposta l’impianto di irrigazione perché annaffiare le piante tutte le sere vi dà un profondo senso di pace. Certo, c’è il problema delle vacanze, ma si risolve.

- Essersi dovuti trasferire per evitare il rischio che il bimbo si buttasse di sotto. Avere anche considerato l’ipotesi di mettere una rete, ma a quel punto meglio il giardino.

- Di giorno: condizionatore. Di notte: terrazza.

- Verandare. Inascoltabile.

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