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San Valentino

Anche quest’anno è arrivato, vessando milioni di innamorati con la necessità di inventarsi qualcosa di originale. Fieri oppositori del consumismo sentimentale o inossidabili baluardi del romanticismo più oleografico, eccovi qualche concetto di pronto impiego da smerciare in occasione del giorno di San Valentino.

14 Febbraio 2014 alle 00:00

San Valentino

- Non è una vera festa, è un’invenzione del marketing dei cioccolatini.

- Da ragazzini aver invidiato i Peanuts che ricevevano le valentine, quando qui da noi erano sconosciute.

- Anni addietro avere ricevuto una valentina musicale che all'apertura diffondeva “I will always love you” di Whitney Houston. L’effetto era così trash che la moderata attrazione che si provava per la mittente è sparita all’istante.

- Essersi trovati una sera di San Valentino al ristorante con un collega e avere notato i sorrisi insolitamente complici dei camerieri. A dispetto della sincera tempra democratica avere provato un lieve imbarazzo.

- Osservare che pochissimi sanno che il giorno dopo San Valentino, il 15 febbraio, si festeggia San Faustino, patrono dei single. Trovare nell'accostamento un che di invadente e di vagamente sinistro.

- Conoscere uno che per vivere scriveva i biglietti dei Baci Perugina. Conseguentemente dissertare sulla moltiplicazione dei lavori incresciosi in questa fase storica. Valutare se concludere che un sindacato degno di questo impedirebbe l'esistenza di impieghi così umilianti.

- Aborrire le app che recapitano frasi d’amore per San Valentino, perché in certi ambiti la rincorsa alla modernità è sempre sul filo del trash. Convenirne.

- Stigmatizzare l'uso di inviare le valentine, così come il vestirsi da creature della notte ad Halloween e, in generale, l’importazione acritica di tradizioni che non ci appartengono. Fare seguire pippone identitario.

- Ritenere lo spedire le valentine un'irresponsabile forma di incentivazione del classismo e di depressione della compassione, giacché in piena adolescenza è difficile non bullarsi con le amiche che ne hanno ricevute di meno.

- Avere spedito un'unica valentina nei lontani anni dell'infanzia ed essersela vista rimandare a casa con la dicitura "Destinatario sconosciuto". Non avere mai completamente superato il trauma.

- La sera di San Valentino evitare con la massima cura di uscire a cena con il/la partner per non contribuire alla massificazione dei sentimenti, così come a San Silvestro si resta a casa per scongiurare quella del divertimento.

- Concionare tutto l’anno contro le feste artificialmente create dalla società dei consumi, come il giorno di San Valentino; poi, però, se lui non regala neanche una rosa restarci male. Valutare se piantare dei musi inspiegabili.

- Nonostante il patrono degli innamorati sia San Valentino da Terni, per il successo delle dichiarazioni d’amore è vitale evitare di pronunciarle con un marcato accento umbro. Convenirne.

- A Natale ci si aspetta che i congiunti siano più buoni - cosa che puntualmente non accade - per cui si finisce per litigare; analogamente il giorno di San Valentino si pretende che il/la partner adegui improvvisamente i propri standard di romanticismo a un ideale del tutto irrealistico. Concluderne che il segreto della felicità è avere delle aspettative basse.

- Aborrire le valentine con silhouette di innamorati contro il tramonto e frasi romantiche scippate a un classico. Sono tuttavia tollerabili qualora se ne faccia raccolta con spirito ironico. Sempre indifendibili, invece, quelle con formulazioni eccessivamente generiche come: “A una persona speciale”.

- Al reparto di odontoiatria del Pio Albergo Trivulzio di Milano tutti coloro che si presenteranno in coppia il 14 febbraio potranno effettuare una visita di controllo e un trattamento di igiene dentale a 30 Euro ciascuno. Puro dada. Imbattibile.

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