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Usciamo a fumare?

Chiunque sia andato a cena con amici lo ha sentito dire o, magari, lo ha proposto lui stesso. E allora, perché rispondere con una frase originale, quando esistono già decine di banalità da smerciare senza fatica se qualcuno dice: “Usciamo a fumare?”

7 Febbraio 2014 alle 00:00

- Osservare che sono quasi sempre le donne a proporlo. Valutare se far seguire una pippa sociologica sul fatto che sono loro ora le più accanite fumatrici.

- Proporlo ex abrupto consente di sottrarsi in qualunque momento e senza danni collaterali a un conversatore molesto.

- È statisticamente dimostrato che l’accensione di una sigaretta è in grado di mettere in crisi il nesso causa-effetto, determinando l'accadimento di eventi apparentemente non in relazione a essa, come far arrivare una pietanza data per dispersa o un tram in ritardo di tre quarti d'ora.

- Avere cominciato a fumare solo per restare qualche minuto da soli con delle ragazze nel corso di cene affollatissime.

- Proporlo dopo aver preventivamente organizzato una riffa su chi sarà il primo a fare commenti irrisori tipo: “Drogati!”, “Poveretti, con ‘sto freddo!” e così via.

- Chiosare che se riammettessero il fumo nei locali pubblici, per la salute pubblica complessivamente non cambierebbe nulla, perché l'incremento dei tumori sarebbe compensato dalla diminuzione delle broncopolmoniti fulminanti.

- Se una donna con cui si è stabilita una corrente di simpatia propone di uscire a fumare rispondere: “Sfortunatamente non fumo, ma comincerò volentieri” di solito riscuote un certo successo.

- Congelare in piena notte fuori da un ristorante, sotto i goccioloni delle grondaie, inondati dalle auto di passaggio dicendo cazzate a una ragazza per cui sta nascendo qualcosa è una delle sensazioni più inebrianti che si possano provare. Conseguentemente non meravigliarsi che la coppia sia in crisi.

- Chiedersi perché per uscire in inverno ci si copra con grande meticolosità, mentre quando si esce a fumare si sia molto più corrivi, per esempio gettandosi solo il cappotto sulle spalle o, addirittura, una semplice sciarpetta intorno al collo.

- Rammaricarsi che gli accendini da 1 Euro non siano antivento e pertanto obblighino a contorcimenti tipo possessione diabolica, ruotando sul proprio asse, incurvandosi fino a creare uno schermo con il proprio corpo, per accendere la sigaretta. Notare che nei film tutto è molto più naturale grazie alla totale bonaccia. Deplorare la nefasta influenza della cultura pop sull’immaginario collettivo.

- Uscire a fumare una volta nel corso di una cena è socialmente accettato. Due, da valutare caso per caso. Tre, etichetta come tossici.

- Avere detto che si usciva a fumare, ma essere stati intercettati dal maître che ha segnalato l’esistenza di una smoking room nel ristorante. Non avere avuto cuore di dirgli che si preferiva la strada e avere fumato in tutta fretta una sigaretta in un ovattatissimo locale rivestito di radica. Dissertare a braccio sui ghetti e/o sulla parallela scomparsa della libido e del senso del proibito.

- Ricordare quando nei locali pubblici era consentito fumare. Evitare: usurato. Se però l'audience è di under quaranta, è possibile, descrivere la coltre di smog della galleria dei cinema di terza visione che impediva di vedere bene lo schermo; cosa a cui, del resto, nessuno badava poiché impegnato a pomiciare duramente.

- Se qualcuno propone di uscire a fumare rispondere di riuscire a farlo solo in poltrona a casa propria o, in estate, all’aperto, posiziona come esteta con sfumature di dandismo. Attenzione a non tirarsela troppo per non rovinare l'effetto.

- Se qualcuno fa dei commenti velleitariamente spiritosi sulla necessità di uscire a fumare, spiegare con orgoglio che una sigaretta è come l’amore, può arrivare in ogni momento, bisogna solo essere pronti. Quindi guadagnare l'uscita nell’ammirazione generale.

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