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Chi più chi meno ci siamo lasciati andare tutti. Alcuni, però, esagerano. Ingenui entusiasti dei social network o rodati professionisti del digital, da oggi sapete cosa dire se si parla di vizi e vezzi di Facebook

24 Gennaio 2014 alle 00:00

- Postare foto o, peggio, video di cani e gatti che fanno cose buffe è il livello zero dell’abrutimento da social network.

- Deprecare chi fotografa un panino al salame e commenta didascalicamente: “Panino al salame. Yum-yum”.

- Deplorare chi usa Facebook per rivolgere a un amico frasi incomprensibili per tutti gli altri credendo che ciò riveli un temperamento creativo insofferente alle convenzioni.

- Sdegnarsi per qualcosa di innocuo (per esempio fotografare delle scritte murali sgrammaticate) e fare una verbosa pippa contro lo snobismo di chi si diverte crudelmente alle spalle dell’ingenuità altrui. Rompicoglioni e moralista: evitare.

- Postare frasi di saggezza esistenziale, sfortunatamente non lascia immaginare una superiore capacità di apprezzare le cose importanti della vita, bensì posiziona nell’area Baci Perugina. Dolersene.

- Frasi di maestri di vita di qualunque genere: evitare sempre. Massimamente quelle di Paolo Coelho.

- Una cazzata resta una cazzata indipendentemente dal numero di punti esclamativi da cui la si fa seguire. Convenirne.

- Chiedersi perché certuni non resistano all’impulso di augurare quotidianamente buongiorno e buonanotte. Testimoniare che non sono state riscontrate ripercussioni negative sulla salute qualora si resti in silenzio digitale per più di ventiquattr’ore.

- Deplorare la necessità di esprimersi a ogni costo. Stigmatizzare post del tipo: “Evanescente pigrizia”. Di seguito sottolineare la sottile differenza tra esprimersi ed evacuare.

- Cambiare l’immagine del proprio profilo ogni due giorni suggerisce confusione esistenziale. Astenersi.

- Nel profilo utilizzare foto di divi del cinema al posto della propria: usurato e irritante. Domandarsi se sia stato qualcuno a obbligare costoro a iscriversi a Facebook.

- Scrivere post lunghissimi. Evitare in ogni caso, soprattutto per le cause migliori.

- Postare notizie allarmistiche all'insegna del “Da leggere assolutamente!”. Osservare che nulla induce più rapidamente a passare oltre.

- Criticare aspramente la candidatura all’Oscar de “La Grande Bellezza” per segnalarsi come intellettuali fuori dal coro. Purtroppo la pratica si è rapidamente usurata. È, invece, ancora possibile scrivere post in cui si dileggiano i rosiconi.

- Far sapere urbi et orbi che si ritiene Picasso un bravo pittore postando una riproduzione di Guernica con il commento: “Bellissimo.”

- Le frasi ermeticamente pseudopoetiche del tipo: “Abbandonare la mestizia, il sabato schizza i pantaloni” hanno rotto le balle.

- Postare vecchie hit di gruppi rock storici. Valutare di volta in volta, ma più no che sì.

- Esprimere cordoglio per la scomparsa di un artista. Rischioso. Se trapela compiacimento per il fatto che se ne conosce benissimo l’opera, mentre i poveretti che leggono forse no, allora è pessimo.

- Aborrire la deformazione di alcune parole a significare eccezionale enfasi (es: Carlaaaaaaaa, che bello!). Puerile.

- Qualunque cosa si scriva su Facebook ci si espone alla reprimenda di qualcuno. Convenirne. Postare con moderazione e sperare in bene.

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