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La settimana bianca

Anno dopo anno è sempre lo stesso problema. Andarci o non andarci? E andarci in Italia o all'estero? Stupido rito collettivo di quando c'erano ancora i soldi oppure legittimo desiderio di natura? Comunque la pensiate, eccovi qualche suggerimento per parlare seriamente a vanvera della settimana bianca.

27 Dicembre 2013 alle 00:00

- Aborrirla: vuota icona di tempi spendaccioni e superficiali. A meno che ci si vada senza toccare in alcun modo gli sci, allora è accettabile.

- Scegliere con cura la località sciistica. Evitare quelle troppe care per non assomigliare ad Alberto Sordi nel Conte Max.

- Andarci soprattutto per restare sulla terrazza dell’albergo con un saggio in una lingua straniera. Valutare di volta in volta se abbandonarla brevemente per acquisti di prima necessità: sigarette, giornali, dolcetti tipici. Evitare accuratamente lo shopping per non guastare il posizionamento da intellettuale.

- Detestare tutte le discipline sportive, ma se costretti, affermare di preferire lo sci nordico a quello alpino (troppo massificato).

- Ricordarsi sempre di dire che lo sci di fondo è un modo di entrare in intimo contatto con la natura. Meglio ancora sarebbero le ciaspole.

- Avere abbandonato ogni velleità sciistica intorno ai quindici anni, allorché ci si è resi conto che per fare la pipì servivano almeno quindici minuti di laborioso armeggiamento.

- Constatare che il maestro di sci, ancorché un vieto cliché della commediassa, continua a esercitare un inspiegabile fascino sulle signore sciatrici.

- Il Capodanno in montagna è tutta un’altra faccenda. Si fanno le stesse cose noiosissime che si fanno in città, ma per qualche misteriosa ragione la neve rende accettabile persino il gioco dei mimi.

- Chiedersi se esista una legge non scritta che vieti ai rifugi alpini di cucinare qualcosa di diverso dal capriolo con la polenta.

- Magnificare le sorgenti termali bollenti in mezzo alla neve lascia intuire pratica del mondo e uno stile di vita à la page.

- Ogni volta che si mette piede in una località sciistica, soprattutto in quelle ad alto tenore di spesa, rievocare lo spettro di Fantozzi che scende la pista nera a pelle di leone quando è già calata la notte. Guasta un po’ la festa, ma è il prezzo della consapevolezza.

- Dire con aria blasée di avere praticato pressoché tutte le discipline sportive invernali, ma avere trovato la propria vocazione nell’ice climbing. Non spiegare che cosa sia l’ice climbing.

- Non essere mai riusciti a capire come sia stato possibile che in un periodo infelice i Moon Boots venissero indossati in città, anche senza neve.

- Essersi sempre chiesti se gli abitanti delle cittadine sciistiche alpine usino davvero tutto quel legno anche nelle loro case oppure lo facciano solo per i turisti. Sospettare che se dipendesse da loro vivrebbero in loft di vetro e acciaio.

- I cinepanettoni sulla neve hanno reso di fatto infrequentabili l’80% dei paesini alpini.

- Il Vermont è l’ultima meta possibile per una settimana bianca di qualità. Gstaad, St. Moritz e Cortina ormai sono peggio di Cesenatico in agosto. Lasciare il dubbio che lo si sia detto con autoironia.

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