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I rimpianti e i pentimenti

Chi non ne ha? Anche quelli che lo negano, in fondo in fondo, ne hanno. E, talvolta, neanche pochi. Ecco perché questa settimana vi spieghiamo cosa dire se qualcuno parla di rimpianti e pentimenti.

1 Novembre 2013 alle 00:00

- Meglio pentirsi che rimpiangere.

- Pentirsi, ma fino a un certo punto.

- Dire che si sarebbe dovuto restare con un vostro vecchio fidanzato, che era tanto buono, vi adorava ed era affidabile e fedele. Un’amica può obiettare che aveva il piccolo difetto di annoiarvi a morte, infatti lo avete mollato per un bastardo traviatissimo che vi ha fatto soffrire come una bestia.

- Proclamare con un fondo di amarezza che se si rinasce si farebbe (per lui) il ladro (per lei) la mignotta. Evitare di far seguire una pippa sull’assenza di meritocrazia nel Paese, per non rovinare l’effetto provocatorio.

- Bisognerebbe avere due vite, una per le prove e una per andare in scena. Oggi, per esempio, sarei un magnifico diciottenne. (Vittorio Gassman)

- Rievocare quando al mare, dodicenne, una coetanea spasimava per voi, mentre voi la disdegnavate; poi l’estate successiva lei era diventata una dea e non vi vedeva neanche più. Dolersene.

- Quando in una boutique si trova un abito che vi sta benissimo, mai rimandare l’acquisto, poiché al vostro ritorno l’abito sarà scomparso e non sarà più rintracciabile in nessun altro negozio al mondo.

- Lasciarsi convincere a comprare un paio di scarpe di un numero più piccolo della vostra taglia, “Tanto poi cedono”, e poi ogni volta che le si indossa farsi venire una vescica sui piedi. Dopo un mese abbandonarle nella scarpiera in una posizione che consenta di vederle ogni giorno.

- Avere cominciato a meditare sul significato del pentimento durante l’adolescenza, allorché settimanalmente commettevate sempre gli stessi peccati e il confessore li sanzionava con un numero variabile di Padrenostro e Avemaria.

- Carpe diem; Ogni lasciata è persa; Di doman non c’è certezza: evitare. Usurate. Se si trova il modo di buttare là con nonchalance che “Carpe diem” viene dalle Odi di Orazio, però, va bene.

- Pentirsi di qualcosa è sempre tristissimo, dire di essersi pentiti amaramente pentiti dà un che di profondo e meditativo.

- Aborrire gli zen, i newage e i maestri di vita che spiegano come superare i rimpianti e vivere nel presente attraverso alcuni semplici passaggi, ritrovabili peraltro anche su internet.

- Notare con piglio sociologico che in tv mai nessuno si pente di aver fatto qualcosa; anzi, più la colpa è palese, più si premurano di dire subito che non rinnegano nulla. Fanno eccezione quelli che hanno buttato la moglie dal balcone in un raptus, che di solito, dicono di non sapere perché l’hanno fatto.

- Stilare una classifica dei cinque più grandi rimpianti della vostra vita e poi confrontarla con quelle dei presenti. Ideale per rivitalizzare una serata un po’ fiacca.

- La parte preparatoria dei rimorsi, di solito, è abbastanza piacevole. (Marcello Marchesi)

- Definizione di pentimento: incontrare il vostro ex a passeggio con la sua nuova fidanzata e, improvvisamente, notare che è proprio un pirla. Definizione di rimpianto: incontrare la vostra ex mentre siete a passeggio con la vostra nuova fidanzata e, segretamente, notare che è molto più bella di quella attuale.

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