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I giochi

C'è sempre qualcuno che li propone e, a volte, per non risultare troppo asociali bisogna accettare di parteciparvi. Che siate i proponenti o gli aderenti (di buono o di pessimo grado) non perdete l'occasione di dire la vostra sui giochi.

11 Ottobre 2013 alle 00:00

- Risiko. Il peggiore di tutti perché non finisce mai. Gli uomini di solito si accaniscono fino all'albeggiare, le donne a una certa ora vogliono solo andare a dormire.

- Esecrare quelli che a Scarabeo inventano le parole e poi sindacano lo Zanichelli.

- Detestare il gioco dei mimi, specialmente con i titoli dei film; tuttavia se costretti a giocarvi per non passare da asociali, sabotarlo dall’interno, chiedendo di mimare “Il saprofita” o “Perché il dio fenicio continua a uccidere?”

- Citare la teoria dei giochi anche se non si sa che cosa sia, tanto non lo sa nessuno.

- Giocare strenue partite di Scala quaranta, ma solo al mare. Convenirne.

- Prediligere la briscola chiamata, aborrire il bridge. Se si è aristocratici l’effetto è decuplicato.

- Trovare il Trivial Pursuit una forma di subdolo e inspiegabile masochismo sociale, giacché ignorare le domande di arte e letteratura, ripiegando sistematicamente su hobby & sport è un modo di autodenunciare pubblicamente le proprie carenze culturali.

- Detestare quelli che vogliono sempre giocare a qualunque cosa, ma anche quelli che non vogliono giocare mai a nulla.

- Ricordarsi sempre di dire che bisogna giocare con serietà e lavorare con divertimento. Motto sentenzioso che lascia immaginare vertiginose profondità di pensiero.

- Il gioco del dottore e dell’infermiera è stato soppiantato dall’avvento dei corsi di educazione sessuale. Rimpiangerlo.

- Deprecare i role playing aziendali, noiosissimi, ancorché siano tra le rare occasioni in cui si può impunemente dare del pirla al proprio capo.

- Giocare a poker online è come fare i dolci senza burro: allora, meglio niente.

- Stigmatizzare la pratica di invitare a giocare dei perfetti sconosciuti via Facebook.

- Comportarsi con i giochi come i libri: snobbare il best seller del momento e, casomai, prenderlo in considerazione due anni dopo, trovandolo sopravvalutato. Attualmente, disdegnare Candy Crush e avvicinarsi a Ruzzle.

- Polemizzare con i videgiochi ultraviolenti perché incentivano i comportamenti antisociali. Se qualcuno lo fa, replicare sostenendo la loro funzione catartica: in fondo, uno mica diventa terrorista per aver letto i Demoni di Dostoevskij. Commento che posiziona come sagaci intellettuali dalla solida preparazione.

- Citare non appena possibile “Homo ludens” di Johan Huizinga. Dire che è il testo base dei situazionisti. Non serve sapere altro.

- Chiedere chi ricordi “Giocagiò”, un programma per bambini della Rai degli anni Sessanta, antesignano di Art Attack.

- Avere sempre trovato gli scacchi di un’insormontabile tristezza. Massimamente se giocati al bar. Dire che la sola vista della scacchiera vi evoca desolati paesaggi del socialismo reale e/o gli interminabili pomeriggi delle case di riposo.

- Chi è anagraficamente adeguato ricordi di aver imparato a giocare a scacchi nel 1972, come tutti i suoi coetanei, durante l’epica sfida per il campionato del mondo tra Spassky e Fischer. Non dilungarsi nell’amarcord.

- A un intellettuale di successo andare a giocare a tresette la domenica nel bar della bocciofila garantisce senza meno un articolo sui magazine di costume. Attenzione alla deriva gucciniana.

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