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Gi occhiali

Gli intellettuali li usano da sempre. Nelle pubblicità sono accessori sexy. E pensare che una volta erano il grado zero del fascino. Fan delle lenti a contatto o dieci decimi naturali che siate, non fatevi mancare di tranciare giudizi sommari sugli occhiali.

27 Settembre 2013 alle 00:00

- Fanno intellettuale.

- Non sopportare quelli che perdono le lenti a contatto e poi setacciano chilometri quadrati di appartamento come degli artificieri. Perciò portare gli occhiali.

- C’è chi si mette degli occhiali da sole per avere più carisma e sintomatico mistero. (Franco Battiato)

- Da adulti portare gli occhiali può aggiungere fascino, da ragazzini può essere la morte sociale. Convenirne.

- Avere letto una statistica per cui in media si trascorrono due anni della propria vita a cercare oggetti smarriti. Commentare che voi, sicuramente, ne avete trascorsi già almeno quattro a cercare gli occhiali.

- Fondamentalmente servono per uscire la mattina prima di avere sistemato per bene il make-up.

- Portare sempre enormi occhiali da sole come forma di personale omaggio a Greta Garbo. Chic.

- Harry Potter vi sta ancora di più sulle balle a causa del fatto che porta gli occhiali. Non condividere i propri sentimenti, nondimeno averli.

- Sostenere che sono una sorta di barriera protettiva tra voi e il mondo suggerisce una natura timida e tenera, unita a una spiccata tendenza introspettiva. Di solito con le ragazze funziona.

- Dire di avere preso a pugni un coetaneo cretino che chiamava "quattrocchi" un vostro compagno di classe delle elementari. Posiziona come intrepidi cavalieri senza macchia e senza paura.

- Durante le riunioni succhiare le stanghette facendo pensieri lascivi sulla collega avvenente, mentre si finge di essere concentrati sul lavoro, non è socialmente sanzionato.

- La miopia è sexy, perché dà quell’aria vacua che può essere scambiata per il sintomo di un’indole poetica e sognatrice.

- Conservare tutti gli occhiali che si sono indossati nel corso della propria vita. Di tanto in tanto provare a rimetterseli e trovarli tutti rigorosamente inguardabili. Di seguito far partire una pippa sulla peribilità dei criteri estetici.

- Ricordare che Elton John ha una colossale collezione di occhiali.

- Scagliarsi contro i ricarichi esagerati dei produttori di occhiali. Vantarsi di acquistare solo quelli già pronti che si trovano in farmacia per una decina di Euro dimostra una natura pragmatica, aliena alle suggestioni consumistico-modaiole. Attenzione a non menarla troppo.

- Chiedere con piglio sociologico chi non ha avuto i Ray-ban a goccia negli anni Settanta. Replicare immediatamente che – diciamocelo – stavano male quasi a tutti. Valutare se rievocare il revival negli anni Ottanta a seguito di Top Gun.

- Posiziona come sagaci sociologi ricordare che negli anni Settanta i Ray-ban fossero uno dei primi fenomeni bipartizan, giacché si connotavano politicamente in base agli accessori a cui venivano accostati: con le Barrow's erano di destra, con le simil-Clarks di sinistra; con il loden erano di destra, con l'eskimo di sinistra; con il Ronson erano di destra, con lo Zippo di sinistra.

- Avere sempre gli occhiali sbagliati. Dolersene.

- Citare “Cin-cin con gli occhiali” di Herbert Pagani qualifica come sapidi connaisseur della cultura pop anni Sessanta. Se si hanno meno di quarant'anni l'effetto è maggiore.

- Osservare come da semplice strumento ottico siano diventati veicolo di messaggi relativi alla personalità di chi li indossa rivela il sagace interprete della modernità, nonché attesta meditate letture di Eco, Debord e Bourdieu. Non è necessario averli letti davvero.

- Disprezzare quelli che fanno una professione creativa e per farlo capire indossano occhiali con la montatura rossa. Aborrire quelli che fanno un lavoro ripetitivo, ma che per suggerire un animo creativo indossano occhiali con la montatura rossa.

- L'immaginario hollywoodiano ci ha abituato a segretarie bruttine si tolgono gli occhiali modello Gramsci, si sciolgono i capelli e diventano delle bombe sexy. Chiosare che il cinema è finzione.

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