cerca

Gli autoscatti digitali

Confessiamolo: almeno una volta lo abbiamo fatto tutti. Forse perché eravamo in vacanza o perché al momento ci annoiavamo, fatto sta che abbiamo ceduto. Ecco perché, sia che non abbiate ripetuto l'esperimento, sia che siate dei superappassionati narcisti estremi, non mancate di dire la vostra sugli autoscatti digitali.

13 Settembre 2013 alle 00:00

- Faticare a capire cosa ci possa essere di affascinante nel fotografarsi le gambe dal ginocchio in giù davanti a un tramonto.

- Stigmatizzare la necessità di postare su un social network lo scatto dei propri piedi. Ipotizzare una larvata forma di feticismo.

- Non chiamarli autoscatti, bensì selfies, lascia intuire sintonia con la contemporaneità e assenza di spocchia intellettualistica.

- Trovare particolarmente detestabile postare le le bath-pics, quelle in bagno con il braccio alzato e lo sguardo sensuale. Chiosare che se si arriva a intuire le motivazioni di persone sconosciute, che così assurgono al loro quarto d’ora di celebrità, si resta interdetti quando a farlo sono dei personaggi pubblici. Di seguito far partire una pippa su apparire ed essere. (Vedi seguente)

- Ritenere il narcisismo uno dei peccati capitali di questa società. Convenirne.

- Lo devi sapere che se ti fai una foto nuda e poi la mandi al tuo ragazzo, che fa il tronista, quando poi vi lasciate lui la posta su tutti i social network del mondo.

- Se nessuno posta un tuo video erotico sei socialmente morto. Insuperato quello di Paris Hilton, ancorché sensuale come il banco del pesce di un ristorante giapponese.

- Rimpiangere la pellicola, che era più scomoda, ma almeno uno ci pensava qualche secondo prima di fotografarsi i malleoli.

- Lanciarsi in una dissertazione sul digitale che ha segnato un allargamento delle possibilità espressive a cui non ha corrisposto un aumento del senso critico.

- Secondo le statistiche il 20% degli americani tra i 16 e i 19 anni pratica il sexting, cioè lo spedirsi delle foto sessualmente esplicite. Ipotizzare che la pratica sia stata preconizzata, con ben altra creatività, dal “souvenir d’Italie” del conte Mascetti, del Sassaroli, del Melandri e del Necchi in "Amici miei atto II".

- Chiedere l’inasprimento delle pene detentive per quelli che acquistano la prolunga (sostanzialmente un bastone cui fissare la macchina fotografica) per farsi l’autoscatto.

- Ammirare le top model che postano sui social network i loro autoscatti, perché sono poche le categorie umane che hanno come hobby il proprio lavoro.

- Provare forti istinti violenti nei confronti dell’inventore di Snapcat, l’App che fa apparire un puntino rosso in movimento sullo smartphone, così che il gatto, cercando di afferrarlo si scatti una foto.

- Rimpiangere quando ci si faceva fotografare con la fidanzata da perfetti sconosciuti che, regolarmente vi tagliavano la testa o vi rendevano due macchioline colorate davanti alla tour Eiffel. Provare grande tenerezza.

- Aborrire gli autoscatti  in cui si tiene la bocca a “U”; plaudire al coraggio di un sorriso fortemente diastematico. Dirlo con sicurezza e sperare che qualcuno non sappia cosa sia il diastema per posizionarsi come cultori della lingua.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi