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La pennichella

C'è chi la evita come la peste per non diminuire le sue prestazioni e chi non ne può fare a meno per continuare a fornire delle prestazioni. Fans del divano o puristi della sdraio, anfetaminici o narcolettici, non fatevi mancare una sintetica ma compendiosa collezione di luoghi comuni sulla pennichella.

30 Agosto 2013 alle 00:00

- Una delle supreme conquiste della storia dell’umanità.

- Dichiararsi un grande invalido se non la si fa.

- Non ha nulla a che vedere con l’avvento della mezza età: è una scelta esistenziale, come il vegetarianesimo, la non violenza o il buddismo.

- Il solo, vero benefit dei freelance in tempi di crisi.

- Avere avuto un direttore che si era attrezzato una zona pennica sul luogo di lavoro. Per una mezz’ora dopo pranzo si chiudeva a chiave nel suo ufficio e non rispondeva a nessuno, nemmeno al presidente.

- La pennica migliore è quella della domenica pomeriggio davanti al Gran Premio. Convenirne e chiosare di non riuscire neppure a finire il primo giro.

- In un consesso di intellettuali chiedere che male abbia mai fatto il pisolino da volerlo schiacciare. Très chic.

- Attesta solida cultura classica lasciare cadere con nonchalance che l’etimologia deriva dal latino parlato “pendiculare”, essere sospeso, inclinarsi in un verso, allusione al movimento declinante e oscillatorio del capo di chi sta per addormentarsi seduto.

- Raccontare che in Germania un’impiegata di banca si è addormentata con il viso sulla tastiera del computer, autorizzando un pagamento di 222.222.222 milioni di Euro. È stata licenziata. Di seguito far partire una pippa sull’efficienza dei tedeschi.

- Sfogliando i giornali si desume che la pennichella è come la carne rossa: un anno fa bene e l’anno dopo fa malissimo. Regolarsi secondo il buonsenso della nonna.

- Vantarsi di essere cintura nera di pennichella.

- Avere sviluppato una capacità fantozziana di appennicarsi con gli occhi aperti davanti al computer nelle prime ore del pomeriggio. Avere perfezionato la tecnica fino al punto da riuscire anche a cambiare schermata senza riprendere conoscenza.

- La cosa peggiore è quando ti fissano una riunione importante alle due e mezza del pomeriggio. In quei casi riuscire a sbadigliare dilatando a dismisura le narici è vitale per la propria carriera.

- Plaudire alla cultura ispanica che ha istituzionalizzato la pratica della siesta.

- Dimostrare a un milanese che il romanesco è una lingua, e non un dialetto, spiegando le sottili differenze semantiche tra “cecagna” e “abbiocco”* dà sempre grande soddisfazione.

- Stilare la classifica dei parlamentari che si abbioccano di più in aula.

- Avere un amico che legge prima della pennichella. Dileggiarlo.

- Sostenere che durante la pennichella pomeridiana si facciano sogni molto più interessanti che durante la notte.

- Quella vera richiede il divano. Stigmatizzare gli zelanti che si mettono a letto sotto le coperte.

- Desiderare di essere un gatto. Convenirne.

*Cecagna. Socchiudere ripetutamente gli occhi, come si fa per proteggerli dal sole, a causa di una prepotente sonnolenza. / Abbiocco. Colpo di sonno. Deriva dalla gallina (biocca) che si mette in un angolo, pronta alla cova, addormentandosi. 

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