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Il cambio di stagione

È inevitabile. Due volte l'anno è un evento temibilissimo e inevitabile. Che lo affrontiate da soli o con il/la partner resta un piccolo incubo domestico. Ecco perché non si può assolutamente tacere sul cambio di stagione.

21 Giugno 2013 alle 09:32

- Si comincia a pensare di fare il cambio degli armadi almeno un mese prima e si sta in ansia tutto il tempo.

- È una delle grandi iatture della civiltà.

- La cosa peggiore è l’espressione di profonda vacuità del proprio compagno durante il cambio degli armadi. Stigmatizzare come improvvisamente diventi incapace di prendere anche la più elementare iniziativa autonoma, per cui è necessario chiedergli espressamente di passarvi il quinto maglione da riporre, nonostante ve ne abbia già appena passati quattro.

- Ritardare il cambio degli armadi oltre il buonsenso, finendo per dormire spiaggiati sopra il piumone per settimane.

- Ricordare con orrore come quasi ogni anno si ceda alla tentazione di riporre il piumone dopo le prime due settimane di caldo primaverile e poi se ne trascorrano altre due battendo i denti non appena la perturbazione siberiana si fa sentire.

- Desiderare di avere una cabina armadio sterminata, tipo quella di Carrie Bradshaw in Sex and the city, per non dover spostare nulla. Dirsi questa cosa con le amiche e solidarizzare reciprocamente.

- Fosse per gli uomini, i cappotti potrebbero restare appesi all’attaccapanni fino al prossimo inverno. Dolersene.

- È già abbastanza noioso dover cambiare posto a tutti gli indumenti negli armadi senza dover spiegare al consorte perché sia proprio necessario lavare i maglioni prima di riporli per l’estate.

- Dopo due settimane di estate cominciare a non poterne più e agognare il ritorno dell’inverno. Ripetere lo stesso schema dopo due settimane d’inverno.

- Tentare inutilmente da anni di chiarire il mistero degli ometti (o grucce): in inverno ne avanzano decine, in estate ne mancano centinaia.

- Combattere da sempre contro il carattere malefico degli ometti che hanno la sinistra caratteristica di fondersi in un conglomerato districabile solo a prezzo di sanguinosi combattimenti corpo a corpo.

- Odiare i batuffoli di lana che cominciano a vagare per i pavimenti come rovi nel deserto non appena si estraggono i maglioni dagli armadi per l’inverno.

- Odiare al massimo grado i batuffoli di lana che continuano a vagare per i pavimenti come rovi nel deserto, nonostante i maglioni siano ermeticamente sigillati nelle loro buste da mesi.

- L’odore della naftalina è una forma primitiva di madeleine proustiana: una sola sniffata e vi ritrovate bambini, costretti ad aiutare la mamma a fare il cambio degli armadi. Dissertare sulle conseguenti complicazioni della relazione materna.

- Trovare insopportabili quasi tutte le essenze profumate per armadi. Giungere persino a dubitare dell’esistenza di piante come il caprifoglio, il sandalo o la verbena.

- Da bambini il cambio di stagione era, prima ancora che il rito degli armadi, un evento temibile che si ripresentava due volte l’anno e obbligava all’ingestione di disgustosi ricostituenti, purghe maleodoranti, quando non a sottoporsi a dolorose iniezioni di ferro. Rallegrarsi che poi, per fortuna, la puericultura sia uscita dalla fase sadica.

- Ogni anno proporsi di approfittare del cambio degli armadi per liberarsi dei capi che non si mettono più. Dopo sei ore di lavoro aver eliminato un vecchio paio di guanti di lana norvegesi bucati. Se il vostro compagno vi chiede perché non buttiate quell’abito rosa che portavate quattro taglie fa litigare immediatamente.

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