cerca

I vaniloqui

Ogni tanto sono inevitabili. Per quanto ci si sforzi di limitarli, in certe situazioni non si può fare a meno di utilizzare questi luoghi comuni al cubo. Ecco perché in salotto è utile sapere cosa dire dei vaniloqui

7 Giugno 2013 alle 00:00

- In ascensore parlare del fatto che ha cominciato a far caldo o freddo, secondo la stagione. Replicare esclusivamente con la formula “D’altra parte è anche la sua stagione. Se non lo fa adesso quando lo deve fare?”

- Se si incontra a un party un collega che non si vede da tempo chiedere come se si avesse interrotto una conversazione da pochi istanti: “E allora?”

- Se si incontra un conoscente che ha scritto un libro di nessun successo cinque anni prima chiedere prontamente: “E allora, il prossimo libro?” Se quello dice di averne uno in uscita di lì a poco stupirsi così: “Caspita, ma scrivi un sacco!” Se invece dice di non avere altro in preparazione informarsi sulle vendite del primo.

- Entrando in una casa dove ci sono molti libri chiedere il prima possibile al padrone di casa se li ha letti tutti.

- A una giovane coppia che ha appena avuto un figlio dire che per i più duri sono i primi due anni, dopo è facile. Valutare se aggiungere che l’importante è che dorma e che mangi.

- Se si sta parlando di ristoranti di classe concludere che pagare certe cifre, per quanto possa essere strabiliante l’esperienza organolettica che vi si può fare, è immorale. Eventualmente aggiungere di non sopportare l’idea di avere sempre un cameriere addosso.

- Avere opinioni molto chiare sui ristoranti esotici. Adorare i giapponesi, al contrario dei cinesi. Vale anche detestare i giapponesi, perché il pesce crudo fa un po’ senso. Diffidare dei cinesi: in cella frigorifera hanno i cani. Gli indiani: troppo speziati, danno fastidio allo stomaco. Messicani: troppo piccanti. Arabi: noiosi, solo couscous e tajine. Africani: detestare di mangiare con le mani, per quanto con la compagnia giusta. Indonesiani: mai provati.

- Informarsi su che lavoro faccia il proprio interlocutore appena incontrato. Se ci mette più di trenta secondi a spiegarlo darsi alla macchia.

- Dopo marzo se ci si sente chiedere dove si pensa di andare in vacanza la prossima estate, per liquidare la conversazione dire che decidete sempre il giorno prima di partire. Constatare che la controreplica è nella meta dei casi: “Ma sì, è la cosa migliore!” e nell’altra metà: “Eh, ma se si hanno dei bambini non si può mica, si deve programmare per tempo.”

- Se alla domanda “Come va?” qualcuno risponde che ha l’influenza affrettarsi a informarlo che quest’anno che ne sono in giro un mucchio. Quindi informarsi sul tipo di virus, che indipendentemente da ogni altra considerazione, è invariabilmente di tre generi, con febbre altissima, con tosse e catarro o con complicazioni gastrointestinali.

- Se le urla del bambino dei vicini stanno assordando l’intero ristorante, dopo i commenti dei commensali, concludere magnanimamente con “Cosa ci vuoi fare? Sono bambini”. Valutare se raccontare cosa vi avrebbe fatto vostra madre se vi foste comportato così.

- Se qualcuno sta per partire o è appena tornato da Las Vegas dire che è un posto allucinante, perché del tutto surreale, il trionfo del kitsch, ma anche molto divertente. Però dopo quarantotto ore devi fuggire se non vuoi impazzire. Ricordarsi sempre di descrivere l’hotel più delirante (quello antico romano, quello medievale, quello tutto a mattoncini del Lego ecc.); eventualmente inventarselo, tanto se non c’è lo costruiranno presto.

- Arabi e israeliani non smetteranno mai di farsi la guerra finché ne resta uno vivo da ambo le parti. Lo stesso schema è applicabile a praticamente ogni altro conflitto. Valutare se aggiungere che tanto al mondo non frega niente di loro.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi