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I corsi

Tra pilates e antico cantonese, scienza della calligrafia e dei tarocchi, nuoto e tai chi chuan non c'è più un pomeriggio o una sera libera. Grandi o piccini, non si salva nessuno. Che ne frequentiate due o tre o che ve ne teniate rigorosamente alla larga, ecco qualche pensiero di pronto impiego sulla febbre dei corsi.

3 Maggio 2013 alle 00:00

- Lagnarsi che i vostri figli seguano corsi di qualunque cosa, mentre voi da bambini andavate a scuola e basta, ma non per questo siete diventati dei minus habentes. Continuare a braccio sull'inutile opulenza della modernità e concludere che, come diceva il nonno, ci vorrebbe un po' di guerra.

- Seguire corsi di discipline misteriose (energetica cinese, yoga tantrico, cristalloterapia ecc.): attenzione a non passare da sciroccati.

- Quanto più si svolge una professione intellettuale, tanto più ci si vanti di praticare una disciplina che richieda un'intensa manualità. Ideale per i dirigenti di aziende di comunicazione il corso di norcineria secondo l'antica tradizione della Val Nerina.

- Per lei: i corsi di ikebana suggeriscono uno stile di vita altoborghese e vagamente frustrante. Peraltro sono un po’ superati.

- Per lei: i corsi di cerimonia del tè lasciano immaginare uno stile di vita altoborghese, ma colto e illuminato. Molto avanti.

- Per lei: prendere lezioni di pugilato attesta emancipazione e volitività. Di gran moda tra le giovani donne del terziario avanzato.

- La Regione Lombardia ha da poco conferito il proprio patrocinio all’Università della birra. Plaudire al dadaismo.

- Addurre la scusa “Sai, c'avevo judo” fa simpatia e lascia intendere una profonda conoscenza dell'opera di Elio e le storie tese, in alcuni ambienti intellettuali assai apprezzata.

- Corsi di teatro: consentiti solo se avete intenzione di intraprendere un percorso professionale. Come dopolavoro, per lui fanno tristezza, per lei fanno ancora più sciroccata del corso di cristalloterapia.

- Rammaricarsi che i corsi di “Scienza del fiore e del verde” e di “Gattologia” dell’Università della Calabria siano stati soppressi nel 2010. Per fortuna resiste a Bari il corso di “Scienze dell’allevamento, igiene e benessere del cane e del gatto”.

- Elogiare l'autentica equanimità degli Stati Uniti, unico posto al mondo dove è possibile imparare a diventare atei frequentando il corso universitario di secolarismo.

- Elencare tutti i corsi che seguono i vostri figli (piano, francese, atletica, danza, tennis, equitazione ecc.) e avanzare l'ipotesi che ciò abbia una relazione con il fatto che siano diventati degli stronzi insopportabili ancor prima dell'adolescenza.

- Le laureate in materie scientifiche ed economiche reclamino a gran voce che siano resi obbligatori in tutte le scuole i corsi di economia domestica: ciò lascia immaginare competenze che spaziano dal protosincrotrone all’accoglienza degli ospiti, alla mise en place. Estremamente seducente.

- Proclamare con orgoglio di non seguire nessun corso, senza eccezione alcuna. Très chic.

- Se l’anagrafe lo consente, ricordare che una volta i corsi per antonomasia erano quelli per corrispondenza della Scuola Radio Elettra di Torino. Contestualmente chiedere che fine abbia fatto.

- Non appena si scopre che un conoscente segue un corso di qualunque cosa, meglio se di una materia complicata, chiedere una consulenza, indipendentemente dal fatto che il soggetto abbia preso una sola lezione.

- Se qualcuno racconta di essersi iscritto a un corso di cucina fan-ta-sti-co, chiedere se conosce la ricetta del riso pilates, quindi abbandonare la stanza lasciando aleggiare il dubbio che steste dicendo sul serio. Molto snob.

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