cerca

Il rap

Impazza nelle radio e nelle hit parade di tutto il mondo, dagli Stati Uniti alle Filippine. C'è chi lo detesta e chi lo ritiene il modo contemporaneo di fare poesia. Che siate a favore o contro, non mancate di snocciolare al prossimo una manciata di luoghi comuni sul rap

19 Aprile 2013 alle 00:00

- Uno dei non moltissimi ambiti della vita in cui essere neri è un vantaggio.

- Teorizzare che per fare del rap di qualità bisogna essere sempre incazzati.

- Se non sei stato in galera almeno un paio di volte non puoi fare il rapper.

- Se un rapper non è figo non gli resta che vestirsi come un tredicenne ritardato con il cavallo dei pantaloni alle ginocchia e un cappellino con la visiera al contrario.

- Stigmatizzarlo, insieme all'importazione acritica di modelli culturali americani che non ci appartengono, come la notte di Halloween o i fast food.

- Lasciare cadere con nonchalance che la parola "rap" è un acronimo. Attendere che qualcuno chieda di che cosa e quindi snocciolare "Rhythm and poetry". Qualifica l'intellettuale pop uso ad approfondire ciò che tutti danno per scontato. (Vedi successiva)

- Spiegare con competenza che le corna a tre dita dei rapper significano "I love you": il pollice simboleggia la "I", pollice e indice la "l" di love; pollice, indice e mignolo la "y" di you.

- Ricordare con tenerezza quando negli anni Novanta nelle vie del centro si incontravano gruppetti di giovani breakdancers.

- Rievocare con raccapriccio quando anni addietro in discoteca vi siete esibiti nel moonwalking credendolo un passo di breakdance e come ci siete rimasti male scoprendo che non l'aveva inventato Michael Jackson bensì Marcel Marceau.

- Se le rime non vengono proprio bene gabellarle per allitterazioni o assonanze.

- Idolatrare gli artisti rap, ma appena diventano universalmente famosi schifarli.

- Scagliarsi contro le star del rap diventate miliardarie.

- L'importante è che i testi critichino, o sembrino criticare, le storture della società. Se a un esame più accurato risultano insignificanti non è rilevante.

- Distinguere tra rap commerciale e rap underground: disprezzare il primo, stimare il secondo.

- Detestare le gare di freestyle: ritenerle una forma degenerata degli stornelli a contrasto della tradizione nostrana.

- Non ricordare mai se è il rap che è parte dell'hip hop o il contrario. Chic.

- Ricordare i tempi in cui Jovanotti, prima della folgorazione sulla via del rap, non aveva ancora sviluppato una coscienza politica. Dibattere su quale dei due eventi abbia generato l'altro.

- Non avere un'opinione sulla cacciata di Fabri Fibra dal concertone del Primo Maggio per sessismo e misoginia, ma comunque partecipare ai forum in rete scagliandosi contro il rapper marchigiano e/o contro la censura.

- Gli spot a tempo di rap hanno rotto i coglioni.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi