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L'abbigliamento intimo

Una volta era una necessità, oppure, nei casi più raffinati, la frontiera privata dell'erotismo. Oggi è un fenomeno di costume e le nuove collezioni hanno la stessa copertura mediatica del G8. Che ne subiate il fascino discreto o che vi lasci indiffernte, non mancate di tranciare giudizi sull'abbigliamento intimo

29 Marzo 2013 alle 00:00

- Insieme alle fotonotizie sulle stranezze del mondo animale le sfilate di abbigliamento intimo sono diventate la presenza più costante sui siti dei quotidiani. Deplorarlo.

- I cataloghi delle principali aziende di abbigliamento intimo sono le versioni socialmente non sanzionate di Playboy.

- Far partire una pippa sull’iconografia wasp, ed essenzialmente reazionaria, delle modelle di Victoria’s Secrets.

- Ricordare con tenerezza quando da preadolescenti ci si chiudeva in bagno compulsando il Postal Market alla ricerca delle pagine dell’abbigliamento intimo.

- Davanti a una vetrina di un negozio che espone capi intimi particolarmente estrosi non mancare mai di chiedere “Ma chi se li mette?”

- Regalare un capetto intimo alla propria compagna è una faccenda delicata: la distanza tra complicità stimolante e deriva trash è millimetrica.

- Vantarsi con le amiche delle proprie facoltà extrasensoriali di percepire al primo sguardo se un uomo indossa i boxer o gli slip.

- Boxer e slip sottendono due visioni della vita radicalmente diverse: chiedersi quali siano di destra e quali di sinistra e trarne lunghe serie di deduzioni.

- Il filo interdentale starà anche bene con i pantaloni stretti e sarà anche eroticamente stimolante, ma quanto a disagio è paragonabile allo stivaletto malese. Replicare con sicurezza che è tutta questione di abitudine.

- Boxer spiritosi (texture di porcospini che si accoppiano dolorosamente, citazioni dell’Ecclesiaste, simboli di pericolo ecc.): evitare sempre.

- Sfogliando vecchie fotografie di voi al mare negli anni Settanta, stigmatizzare l’incresciosa voga dello slippino tuttopacco.

- Non mancare mai di commentare la particolare conformazione del sedere delle brasiliane.

- Esprimere riserve su tutti i tipi di reggiseni rinforzati e di collant push up: ritenerli una forma di millantato credito. Tenersi pronti ad abbandonare il discorso ai primi accenni di degenerazione.

- Se il clima da amarcord lo consente rievocare quando da bambini si veniva obbligati a infilare la maglietta nelle mutande per tenere caldi i reni. Eventualmente spingersi fino a descrivere l’effetto tendina dei due lembi che spuntavano a coprire le anche.

- Chiedersi sempre come facciano le teenager a circolare impunemente con la pancia scoperta. Valutare se plaudire alle care, vecchie coulotte della nonna, così confortevoli, peraltro oggi disponibili in versioni raffinate e sexy.

- Gli spot degli intimi femminili da sempre sono fedeli a un canone immutabile: una bellissima donna che guarda in macchina con movenze irragionevolmente sensuali su una bella musica. Rassicurante.

- La canottiera è un capo di abbigliamento che ha avuto alterne fortune: dopo un glorioso periodo dal dopoguerra fino agli anni Settanta inoltrati ha conosciuto una lunga eclisse da cui è riemersa con differenti connotazioni, dal leghistico al tamarro. Attualmente è rifluita in un consumo di nicchia.

- Attesta solida cultura cinematografica dire che la scena di “Accadde una notte” in cui Clark Gable, spogliandosi, rivela di non indossare nulla sotto la camicia, causò il crollo verticale delle vendite di canottiere nell’America degli anni Trenta.

- Abominio estetico insuperabile la t-shirt a rete. Peggiorabile, se possibile, dal pacchetto di sigarette infilato nella manica. Convenirne.

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