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Estremisti dell’espressionismo

Tutti scrivono, dicono e fanno tutto quello che gli passa per la testa. Massima libertà o mera deriva anarchica? Che usiate le nuove tecnologie o siate legati alle vecchie forme di comunicazione, non perdete l'occasione per dire la vostra sugli estremisti dell'espressionismo.

22 Marzo 2013 alle 00:00

- Stigmatizzare chi al ristorante fotografa un piatto di pasta e lo posta su un social network con il commento: “Trenette al pesto! Yum! Yum!”

- Chiedersi se qualcuno che ha chiesto alla fidanzata di perdonarlo scrivendolo a caratteri cubitali su una parete di venticinque metri sia poi stato effettivamente perdonato.

- Nelle commedie romantiche americane il protagonista, nel finale, fa spesso la dichiarazione alla partner in luoghi affollati e con modalità pantagrueliche: parlando alla platea dello Yankee Stadium, in diretta televisiva mondiale o durante una conferenza alla Casa Bianca. E, quel che è più sconcertante, gli americani reagiscono sempre applaudendo. Trovarli un popolo pronto per una dittatura.

- Ultimamente sta prendendo piede anche da noi la mania di rendere pubblici i propri sentimenti: Leonardo che chiede in diretta televisiva alla compagna di sposarlo, Martina Colombari che compra una pagina di un quotidiano per ringraziare Costacurta dei loro diciassette anni d’amore. Deplorarlo e paventare l’escalation: “Bella sveltina!”, “Grande botta. Complimenti!” e così via.

- Apprezzare i servizi di messaggeria sms che offrono frasi d’amore, battute spiritose, inviti garbati, sfrontate avance, da usare a seconda delle diverse evenienze. Preferibili a certi goffi esempi di autodidattismo.

- Scagliarsi contro le abbreviazioni negli sms qualifica l’integerrimo custode della lingua. Tuttavia riconoscere che gli emoticon, in alcuni casi, evitano letture equivoche.

- Classifica dei più temibili utenti di Facebook: quelli che scrivono frasi che capiscono solo loro, perché è il loro modo di esprimersi; quelli che infliggono un elzeviro su qualunque accadimento dell’attualità; quelli che postano foto di animali; quelli che comunicano il loro umore del momento; quelli che postano monomaniacalmente su:  questione israelo-palestinese, frasi di Paolo Coelho, gaffe di Berlusconi.

- Provare irritazione nei confronti di quelli che si vestono come dei dandy dell’Ottocento per far capire di essere fuori dagli schemi. Soprattutto essere frustrati dal non poterlo dire a causa di una solida educazione alla tolleranza.

- Detestare quelle case editrici che fanno le copertine bucate o le pagine con gli angoli smussati, perché non le fa nessuno e quindi si distinguono: sostenere vi sia un motivo se non lo fa nessuno. Eventualmente far partire una pippa sulle differenze tra originalità, anticonformismo e stronzismo.

- Tuonare contro i giornali che, a differenza di una volta, sono pieni di errori, sia di ortografia che di sintassi. Lamentare la scomparsa del dettato dalla moderna didattica. Attenzione alla deriva nostalgica.

- Per épater le bourgeois sostenere di non avere il cellulare, di non stare su nessun social network e di scrivere le proprie lettere solo a mano. Legittimo farlo, ma appena lo si spiega si scivola inevitabilmente nello snobismo.

- Aver assistito a una dichiarazione d’amore in un ristorante con tanto di genuflessione ed esposizione dell’anello. Avere provato l'intenso desiderio di non essere lì. Replicare che sono cose da americani.

- Deprecare i sandali con i calzini bianchi dei tedeschi. Chiosare che la ferita estetica, ancorché immateriale, non è meno reale di quella fisica e che in certi casi lascia dei danni persino più duraturi. Valutare se continuare con variazioni a braccio, tipo “La bruttezza affosserà il mondo”.

- Sostenere che David Mamet, suo malgrado, abbia causato dei danni irreversibili alla cinematografia e al teatro avendo fatto passare il concetto sia impossibile scrivere un dialogo vero, potente ed emozionante senza infarcirlo di un turpiloquio sovrabbondante. Tarantino, in questo senso, è solo un manierista. Notazione provocatoria che segnala l'acuto conoscitore della drammaturgia contemporanea e che suscita sempre un vivace dibattito.

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