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La Storia

Ne facciamo tutti parte. È quella cosa che accade mentre siamo impegnati a fare dell'altro. Ognuno ha la sua, ma ogni tanto bussa alla porta quella con la S maiuscola. Questa settimana non mancate il Manuale se volete sapere cosa dire sulla Storia.

22 Febbraio 2013 alle 00:00

- Siamo noi.

- La scrivono i vincitori.

- È tempo di riscriverla.

- Ricordarsi sempre di dire che non si può avere un futuro se si dimentica il proprio passato. Convenirne.

- Questo Paese ne ha così tanta che non vi attribuisce più alcun valore. Dolersene.

- Odiarla insieme a Geografia. Proseguire a soggetto sui danni provocati dai professori sbagliati.

- In Italia per trent’anni hanno avuto guerra, terrore, omicidio, strage e hanno prodotto Michelangelo, Leonardo da Vinci e il Rinascimento. In Svizzera con cinquecento anni di amore fraterno, democrazia e pace cos'hanno prodotto? L'orologio a cucù. (Orson Welles ne “Il terzo uomo”)

- Dire che all’Italia è mancato un momento fondante dello stato rivela il sagace osservatore socio-politico.

- Non riuscire a ricordare le date. Replicare in tono mondano che, al contrario, voi ricordate perfettamente le date, ma non gli accadimenti corrispondenti.

- I vecchi sono la memoria dei popoli. Compiangere la società che li trascura. Ci si posiziona come spiriti controcorrente affermando che vostra nonna sarà anche la depositaria della memoria collettiva, ma dopo venti secondi non la regge nessuno.

- È quello che facciamo tutti i giorni senza nemmeno rendercene conto. Affermarlo con aria meditabonda fa immaginare una singolare profondità di pensiero.

- Aprire dibattito su quale epoca del passato sarebbe stata la migliore per vivere. In una donna l’epoca romantica lascia intuire sensibilità e delicatezza d’animo, in un uomo, l’età augustea suggerisce virilità scevra da intellettualismi nevrotici.

- Scagliarsi contro il vecchio modo di insegnare la storia a base di date, guerre e regnanti; plaudire alla storia sociale lascia immaginare una profonda preparazione e una solida fibra democratica.

- Gli anglosassoni e i francesi sanno scrivere saggi storici fondamentali di piacevole lettura, da noi prevale ancora lo stile accademico per cui se si capisce subito, significa che non sei abbastanza figo. Stigmatizzare.

- Ricordare con aria sognante che da bambini, insieme a quelli sui dinosauri, i film sull’antica Roma erano i vostri preferiti.

- Chiedersi che cosa penseranno di noi fra qualche secolo quando scopriranno i video dei discorsi di Borghezio.

- Il passato non c’è più, il futuro non c’è ancora, il presente è l’istante impalpabile tra due cose che non ci sono. Ergo, tutta la vita non è che illusione. Da usare solo se l’uditorio è di gusti sufficientemente semplici.

- Elencare i momenti storici che si sono vissuti in prima persona. Eventualmente stilare una classifica. Valutare se includere lo scudetto della Roma del 2001.

- Chi ha l’età adatta può rievocare lo sbarco sulla luna seguito in tv in qualche pensione romagnola.

- Tuonare contro le letture ideologiche e/o le riletture revisioniste della storia: foibe e Repubblica di Salò su tutte.

- Citare la narrativa ucronica attesta una cultura letteraria non banale. Se nessuno chiede che cosa sia, spiegarlo lo stesso citando “La svastica sul sole” di Philip Dick o “Fatherland” di Robert Harris. Se necessario, insistere con distopia, steampunk, storia controfattuale fino a individuare l’area scoperta.

- Che storia! Bella storia! Una storia pesa ecc. Evitare. Usurate.

- Buttare lì con nonchalance di aver cenato al “Bella storia”, una pizzeria del centro di Amsterdam. Chic.

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