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I tarocchi

Rolex falsi, mozzarelle false, Ray-Ban falsi, borsette falsificate così bene che diventano a loro volta un marchio. Lungo le strade del centro storico o nei negozi delle periferie non si sa più cosa è vero e cosa no. L'unica certezza è che nel Manuale di questa settimana trovate di che spararne grosse sui tarocchi.

15 Febbraio 2013 alle 00:00

- Sono una piaga che ogni anno sottrae miliardi di Euro all’economia. Stigmatizzare.

- Ammettere di avere acquistato una volta una Birkin bag in tutto e per tutto uguale a quella autentica, ancorché con profonda autoironia.

- Con piglio sociologico dire che da noi il tarocco ha una lunghissima tradizione che affonda addirittura nella commedia dell’Arte.

- Operare sottili distinguo tra il tarocco tout-court, che falsifica degli occhiali di marca, e il tarocco-tarocco, che mette i mattoni dentro il dvd player, perché va bene fregare lo stato, ma fregare il prossimo è proprio da incivili.

- Una volta i tarocchi li vendevamo noi, oggi lo fanno i vuccumprà: lamentarsi che gli italiani non hanno più voglia di lavorare.

- Dire che secondo il dizionario dei sinonimi del Tommaseo taroccare significa brontolare, borbottare, mormorare fa sempre la sua porca figura.

- Scagliarsi contro i famigerati “spaghetti bolognaise” che a Bologna non hanno mai visto.

- Citare l’italian sounding. Se nessuno chiede che cosa significhi spiegatelo voi: esempio da fare, il Parmesan tedesco.

- Passi contraffare l’abbigliamento, passi falsificare gli accessori, passi anche piratare i dvd, ma taroccare le mozzarelle o i pomodori è veramente da bastardi. Se lo si dice durante una conversazione con degli anglosassoni, stupirsi del loro stupore.

- Raccontare che durante il vostro soggiorno nel South Carolina, in crisi d’astinenza avete acquistato dei “riggattoni” suggerisce un background internazionale.

- Dire che durante l’Erasmus vi trovavate la sera nella stanza di uno dei vostri compagni e organizzavate dei banchetti a base di prodotti tipici: voi portavate i pelati della Croazia, il tedesco portava i wurstel fatti in India, il francese le baguette importate dall’Olanda e lo svedese il salmone spagnolo. L’inglese era l’unico che trovava tutto buonissimo.

- Confessare di avere acquistato un Rolex tarocco in un momento di allegra stupidità per bullarsi in spiaggia.

- Supremo oggetto cult l’orologio “L’è minga el Daytona”, in vendita negli anni Novanta in un’esclusivissima gioielleria del centro di Milano.

- Dire che non acquistereste mai un tarocco, ma scaricare un film da internet è tutto un altro paio di maniche. Replicare sdegnatamente che anche quello è un furto. Argomentare pro e contro ad libitum. Valutare se far partire una pippa sulla necessità di ripensare l’intera disciplina del diritto d’autore.

- I dvd pirata a Shanghai – assolutamente perfetti – costano circa 1 Euro. Dire che non c’è più speranza per l’industria culturale occidentale; comunque, averne acquistati due.

- Elencare alcuni dei tarocchi più spettacolari: Barbera bianco della Romania, Parmesao portoghese, Real Asiago cheese from Wisconsin, la non meglio nota Zottarella tedesca, il Salam Napoli rumeno, la Daniele Sopressata made in Usa, il grana Gran Moravia e la mozzarella di Shanghai con italian technology. Continuare a piacere.

- Tuonare contro la UE che non capisce l’unicità del nostro patrimonio agroalimentare. Di seguito, chiosare che in mancanza di un momento fondante della nostra identità nazionale dobbiamo accontentarci della pizza Margherita.

- Se una cosa esiste, esiste la versione tarocca cinese che costa un quarto.

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