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Il fantasy

Creature mostruose, signori oscuri, cruente battaglie e ancora popoli scomparsi, terre selvagge, antiche leggende ed eroi immortali. Se tutto questo vi dà il voltastomaco, ma anche se ne siete fans irriducibili, cominciate il nuovo anno spuntando sentenze sul fantasy.

4 Gennaio 2013 alle 00:00

- Detestarlo.

- Liquidare il genere come roba da nerd.

- Vi fa innervosire. Come il jazz.

- Non riuscire a seguire la trama e a ricordare chi è figlio di chi.

- Notare che i nomi dei personaggi sembrano tutti usciti da una farmacia: Aulin figlio di Tavor, figlio di Saridon, figlio di Lasonil.

- Ricordare quando “Il signore degli Anelli” era la bibbia dell’estrema destra e, nonostante sia stato sdoganato da una più accorta lettura, non riuscire a superare l’imprinting negativo.

- Il Signore degli Anelli è una palla. Vale anche è un capolavoro e, eventualmente, rileggerlo ogni due o tre anni.

- Scagliarsi contro il film che ha snaturato l’enorme complessità del libro. Non importa quale film o libro.

- Esprimere apprezzamento per l’ormai archeologica versione a cartoni animati de “Il signore degli anelli”. Osservare che era dello stesso autore di “Fritz il gatto” qualifica il conoscitore della controcultura Sixty e Seventy.

- Rilevare le evidenti somiglianze tra alcuni passaggi di Guerre Stellari e del Signore degli Anelli attesta profonda conoscenza dell’entertainment popolare.

- L’attore che interpreta Aragorn, però, pettinato e con le unghie pulite sarebbe un gran figo. Convenirne.

- Troppi mostri, troppe battaglie, troppa magia. Provare il più totale disinteresse per il genere. Dolersene.

- Avere giocato a Dungeons & Dragons ai tempi del liceo e averlo trovato persino più temibile del Risiko.

- Trovare ridicolo quando i personaggi parlano in lingue sconosciute, come l’elfico o il naniano. Fa lo stesso effetto trash di quando nei vecchi western gli indiani interrogati dalle giacche blu rispondevano “Engàza buranga undàla!” e poi sputavano per terra, sdegnati.

- Ritenere intollerabile che adesso facciano i film che non finiscono, così dopo essersi sorbiti tre ore di pellicola tocca aspettare sei mesi per il prossimo episodio. Tuonare contro.

- Apprezzare Tolkien, ma non per i romanzi, bensì per la produzione saggistica sul Medioevo e il fantastico qualifica come sagaci intellettuali. Non è necessario aver letto alcun saggio di Tolkien.

- Fare uso di terminologia specialistica suggerisce vaste e disparate letture: per esempio, dire che Tolkien è erroneamente ritenuto il padre del fantasy, mentre è più propriamente il padre dell’High fantasy o Fantasy epico.

- Attendere febbrilmente la terza serie di “Game of thrones”, nonostante di solito il fantasy vi faccia schifo.

- Detestare i narratori bambini, quelli che a tredici anni hanno già scritto otto best seller mondiali. Consentito solo se non si è pubblicato alcun libro di scarso successo.

- Evitare tutti gli autori più noti, citare solo capolavori purtroppo sconosciuti in Italia. Di sicuro effetto la citazione di “Dimenticato Re Gudù” di Ana Marìa Matute. Di fronte allo stupore degli astanti spiegare con nonchalance che la scrittrice catalana è stata tre volte candidata al nobel per la letteratura. Abbandonare la stanza prima che vengano richiesti ulteriori dettagli.

- Conoscere uno che si veste da cavaliere templare e nel weekend va nelle campagne della bergamasca a fare a botte con altri pirla vestiti da turchi. Stigmatizzare.

- A dispetto di un’educazione da sinceri democratici, confessare che se vostro figlio adolescente dovesse riempire la sua cameretta di libri fantasy e costumi medievali gliela fareste passare a sberloni, perché vabbe’ che vabbe’, ma a tutto c’è un limite. Piuttosto meglio la marijuana.

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