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La cucina mediatica

I TG sono un tripudio di servizi sui cenoni e i pranzoni delle feste. I MasterChef segano concorrenti con sadico compiacimento. Le sorelle Parodi sono peggio del prezzemolo. Ecco allora una buona occasione per concludere il 2012 tranciando giudizi sulla cucina mediatica.

28 Dicembre 2012 alle 00:00

- Sdegnarsi che da anni i libri ai vertici delle classifiche di vendita siano di cucina. Dissertare su un Paese di analfabeti.

- Le rubriche di cucina dei contenitori televisivi sono una forma evoluta dei fagioli della Carrà. Ritenerle tutte chewing gum per la mente.

- Gli chef sono i personaggi alla moda di quest’epoca televisiva. Detestarli quasi tutti, particolarmente il genere giovane e belloccio che si sente fighissimo.

- Stimare infinitamente Carlo Cracco per il titolo del suo libro “Se vuoi fare il figo usa lo scalogno”.

- Una volta c’era il Cucchiaio d’Argento e basta, oggi su internet trovi infinite varianti di qualunque ricetta, anche dell’uovo sodo. Tuonare contro.

- Serbare sordo rancore verso quelli che spiegano le ricette con termini eccessivamente discrezionali tipo “un po’”, “finché è cotto”, “quanto basta”, “quando è pronto”.

- Una volta gli uomini erano orgogliosi di non sapere nemmeno fare il caffè, oggi sono tutti Gualtiero Marchesi. Forse preferire quelli di una volta.

- Ma le sorelle Parodi sono come i fratelli Baresi, che uno dei due era più bravo dell’altro? Chiederselo.

- Lamentarsi di avere tentato una ricetta che prevedeva l’uso dei fiori di sambuco. Essere andati dal verduraio che vi ha guardato malissimo e ha detto: “La cicoria?”

- Proporre la carcerazione preventiva per quelli che non sono capaci di fare una ricetta come Dio comanda, ma che la fanno rivisitata.

- I cuochi in tv usano degli strumenti che nella vita vera non esistono, tipo la grattugia per il sale, il levatorsoli, lo sbuccia limone, il taglia ananas. Stigmatizzarlo.

- Aborrire il termine impiattare. A meno che non si lavori in un ristorante, nella vita si mette nel piatto.

- Perché non dicono mai che lo zampone precotto è sempre cinque centimetri più lungo della pentola più grande che si possiede?

- Trovare l’irragionevole letizia con cui le cuoche preparano le loro di ricette in tv quasi altrettanto irritante del canto delle casalinghe che lavano i pavimenti nelle pubblicità.

- Pranzare da soli senza guardare la televisione è impossibile quanto cuocere la pasta senza sale, checché ne dicano tutti gli esperti della tv.

- Notare con una punta di dissacrazione che manca un programma di cucina ispirato alla vita vera, i cui i cuochi rompano gli spaghetti a metà dicendo frasi come: “Tanto poi, quando è giù si mescola tutto.”

- Davanti a una ricetta stupefacente preparata da un grande chef non mancare di chiedere chissà che cosa si cucinerà poi davvero a casa per se stesso. Rispondere subito con certezza: “Due spaghetti al burro”.

- Notare che una volta l’unico personaggio letterario che si occupava di cucina era Nero Wolfe, poi negli anni Ottanta si è aggiunto Pepe Carvalho, infine con Salvo Montalbano si è giunti all’inflazione. Dibattere se Maigret possa essere inserito in questa cerchia di detective gastronomi.

- Ma i cuochi di MasterChef sono così antipatici anche nella vita o i concorrenti gli stanno tutti disperatamente sulle balle? Chiederselo.

- Sostenere che Gordon Ramsay è posseduto dal demonio. Apprezzarne la ruvida schiettezza.

- La crisi è sempre più grave, ma gli Italiani non rinunciano al cenone. Provare a scrivere questa frase in cento maniere diverse e provare un forte sentimento di solidarietà nei confronti dei giornalisti.

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