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La bicicletta

Chi la usa per sensibilità ambientale, chi per non dare soldi alle multinazionali dell'auto, chi perché costa poco e fa bene. Comunque la vediate, questa settimana eccovi tutto quello che dovete dire con nonchalance sulla bicicletta.

16 Novembre 2012 alle 00:00

- Usarla con qualunque condizione meteorologica testimonia una solida coscienza ambientale.

- È il solo modo civile di circolare in città. I romani possono chiosare che con tutti quei colli la loro non è proprio la città più adatta.

- Dimostra la necessità di recuperare antichi e più saggi stili di vita, proprio come la zuppa di farro, il latte sfuso e l’orto urbano.

- Affermare che da quando la usate per andare al lavoro vi è cambiata la vita. Non specificare se in peggio o in meglio.

- La civiltà di una società si misura dai chilometri di piste ciclabili. Tuonare contro la scarsità delle stesse che, invece, in Europa abbondano.

- Non usarla in città: troppo rischio, troppo smog. Amarla in campagna.

- E poi fa bene e aiuta a mandare giù la pancia. Vale anche lamentarsi di non aver perso neanche un grammo nonostante.

- Notazione sociologica. A Milano, dove le cose arrivano sempre un po’ prima, la usavano già le sciòre (pron. sciùre) bene negli anni Ottanta, con il cestino in vimini davanti e la borsa “postina” di Naj-Oleari.

- Discutere di telai in fibra di carbonio, ruote lenticolari e cambi Shimano lascia intuire competenza in materia. Meglio se esercitate professioni liberali.

- L’ultima moda la vuole senza freni e a pignone fisso. Commentare che andrà bene per i bicycles messengers di New York o di San Francisco, ma da noi serve solo per andare a incartarsi contro un camion.

- È tanto più glamorous quanto più la si conduce indossando un tre pezzi tasmanian e delle scarpe inglesi fatte a mano.

- Montando in sella visualizzare un bar di paese con dei vecchietti che guardano il Giro d’Italia su un televisore in bianco e nero e sentire l’odore della Barbera di quarta mescolato a quello dei mazzi di carte alti una spanna.

- Preferire il monopattino. Eventualmente i rollerblade.

- Stigmatizzare quella elettrica: ideologicamente detestabile. Se si vuole circolare con un ciclomotore si abbia almeno il coraggio di farlo!

- Se bloccati nel traffico da un flash mob di ciclisti, provare inconfessabili desideri di morte non invalida una vita da sinceri democratici.

- La mountain, ah, la mountain! Tutta un’altra cosa.

- Domandare chi non ha avuto una Graziella da bambino? Eventualmente mostrare alcune cicatrici che lo provano.

- Evocare quando, intorno ai dieci anni, si fissava un cartoncino con una molletta al telaio così che i raggi della ruota facessero il rumore della moto. Solo se anagraficamente adeguati.

- Superando coppie di cicloturisti provenienti dall’Europa del Nord ricordarsi sempre di dire: “Poveretti!”

- Dire “Mi è scesa la catena.” per significare improvvisa perdita d’interesse per qualcosa o qualcuno rivela dimestichezza con i gerghi dei giovani e della contemporaneità.

- Scagliarsi contro il faro a batteria opponendovi la cara vecchia dinamo. Di seguito far partire una pippa contro la sottocultura dello spreco energetico.

- Riconoscere l’utilità del caschetto, ma rimpiangere quando si poteva correre con il vento tra i capelli senza sensi di colpa.

- Portare una ragazza sulla canna, nei film è sempre una scena molto romantica, solitamente accompagnata dallo struggente suono della fisarmonica. Nella realtà è una cosa rischiosa e dolorosa che richiede una certa abilità.

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