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Aspiranti scrittori

Nella settimana del Festival della letteratura di Mantova non fatevi mancare una bella confezione di considerazioni pronte da riscaldare al microonde sugli aspiranti scrittori.

7 Settembre 2012 alle 00:00

- Dire che siamo un paese in cui nessuno legge ma tutti scrivono. Dolersene.

- Dare in lettura un proprio manoscritto a un amico chiedendogli di dire “sinceramente” cosa ne pensi. Aborrire.

- La mia vita è un romanzo. Evitare sempre.

- Stare lavorando a una sceneggiatura.

- Rivelare che i furti di trame sono estremamente rari, e che pertanto è superfluo depositare presso Fort Knox
copia delle proprie opere, lascia intendere dimestichezza con il lavoro culturale.

- Rammentare che Balzac ha cominciato a pubblicare dopo una lunga serie di rifiuti, proprio quando stava per
rinunciare.

- Temere chi scrive per se stesso, perché la pubblicazione non gli interessa.

- Testimonia solidi criteri critici deplorare chi scrive un romanzo sperimentale la cui sperimentalità consiste nel
togliere la punteggiatura.

- Avvalora la reputazione di intellettuale rigoroso dire con franchezza all’autore che non si è capito nulla del suo
manoscritto. Se questi spiega che l’assenza di una trama comprensibile è una scelta, replicare che si è scelto di
fare una cazzata.

- Essere impegnati nella stesura di un romanzo di cui si preferisce non anticipare nulla per scaramanzia.

- Dare in lettura il proprio manoscritto di ottocento pagine e poi telefonare ogni due giorni per sapere se lo si è
finito. Deprecare.

Confessare di non leggere mai nulla mentre si è impegnati a scrivere il proprio libro, perché si ha la sensazione di
rubare tempo alla scrittura.

- Raccontare di come uno scrittore famoso sia stato assai malevolo con voi, impedendo di fatto la vostra
pubblicazione. Meno particolari si forniscono e più è famoso lo scrittore, maggiore è l’effetto.

- Alla prima presentazione del proprio primo libro scrivere dediche lunghe, personalizzate e spiritose. Dal secondo
in poi cavarsela con un generico “Con simpatia”.

- In libreria sfogliare il libro di un qualunque personaggio televisivo e borbottare schifati: “Tanto, ormai in Italia
sono tutti scrittori”.

- Se si è scritto un testo più lungo di tre pagine, trovare sopravvalutati i tre quarti della produzione letteraria
presente e passata.

- Tuonare contro gli editori: puntano solo su quello che garantisce un sicuro ritorno economico. (Vedi seguente)

- Sostenere che gli editori neanche leggono i manoscritti che gli arrivano attesta una smagata visione della realtà
editoriale. (Vedi seguente)

- Avere scritto una mezza dozzina di romanzi tutti inediti, perché in Italia se non sei raccomandato non c’è verso
di pubblicare. (Vedi seguente)

- I premi letterari sono tutti una farsa. Convenirne. Meglio se dopo averne vinti svariati.

- Benedetto Croce diceva che fino all’età di diciotto anni tutti scrivono poesie. Dai diciotto in poi rimangono a
scriverle due categorie di persone: i poeti e i cretini. Dunque io, per precauzione, preferirei considerarmi un
cantautore. (Fabrizio De André)

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