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Il rientro

Puntuale come una cambiale settembre è arrivato. Reduci dalle Maldive o irriducibili resistenti metropolitani che siate, eccovi allora una piccola antologia di perle da snocciolare con nonchalance se si parla di rientro.

31 Agosto 2012 alle 00:00

- Il vero inizio dell’anno è il 1° settembre.

- Attendere il servizio del telegiornale sul controesodo per obiettare che è un termine anacronistico, perché con i chiari di luna che ci sono non si può più nemmeno parlare di esodo.

- I giorni da bollino nero. Temerli.

- Non parlare di stress da rientro ma di “post vacation blues”. La terminologia tecnica inglese attesta competenza e suggerisce uno stile di vita internazionale.

- L’ultima settimana d’agosto provare una grande malinconia. Valutare se evocare per analogia la sigla di 90° minuto preannunciante il lunedì.

- Stigmatizzare l’invio di mail che pubblicizzano offerte speciali per il Grande Rientro già dal 10 agosto.

- Anche se siete color mogano stagionato, l’abbronzatura è sempre “ormai  quasi sparita”. Dolersene.

- Sfoggiare l’assenza di abbronzatura. Se notoriamente ricchi è molto aristocratico. Evitare di attaccare il pippone sul sangue blu.

- Dire che se non si avessero problemi di lavoro si preferirebbe andare in vacanza a settembre, perché si spende la metà e non c’è nessuno. Corollario: settembre è un mese bellissimo, perché fa ancora caldo e se uno ha la fortuna di vivere in una bella città si sta benissimo. Convenirne.

- Sostenere che ritornare in città dopo un mese in giro per il mondo è un piacere. Esercitare l’autoironia sul fatto che, finalmente, si può riposare in ufficio.

- Ricordare quando da ragazzini nel mese d’agosto l’Italia chiudeva; oggi, per fortuna, non è più così. Rallegrarsene.

- Aver letto libri entusiasmanti durante l’estate. Non ricordare né i titoli, né gli autori. Dolersi della propria scarsa memoria per i nomi.

- Trascorrere le vacanze da sempre nella stessa località, nello stesso albergo e nello stesso stabilimento balneare. Una volta era out, oggi è chic.

- Lagnarsi dell’inefficienza delle compagnie aeree. Replicare immediatamente: “Per gli intercontinentali, solo Lufthansa.”

- La Mostra del cinema di Venezia è uno dei segni che l’estate è proprio finita.

- Non appena la Confcommercio rende nota la flessione del settore del turismo chiosare di non avere memoria di un bilancio positivo della Confcommercio.

- Deplorare chi posta su Facebook decine di scatti delle proprie vacanze, ma riconoscere che è comunque meglio di quando si infliggevano agli amici pacchi di diapositive. Ricordare con orrore il proiettore che si incastrava e i commenti pleonastici “Qui sono io che…”

- Ricordarsi di sentenziare che a causa di internet non si è mai staccato veramente. Rimpiangere i tempi in cui si poteva tornare in Italia ignorando gli ultimi sviluppi del giallo dell’estate.

- Alla prima cena con amici dopo il ritorno ammettere di aver patito la mancanza della pasta. Affrettarsi ad aggiungere di amare comunque moltissimo tutte le cucine esotiche. Evocare le fettuccine di Alberto Sordi ne “Le vacanze intelligenti”: astenersi.

- Dolersi che siano tornati tutti, perché da soli a (inserire il nome della città ove si risiede) si stava benissimo.

- Quando si incontra qualcuno chiedere: “Allora, sei tornato?”. Evitare.

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