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La spiritualità

In quest'epoca di materialismo imperante cresce la necessità di andare oltre quel che si vede. Libri, film, gruppi di preghiera, movimenti politici esprimono l'esigenza di un pensiero più alto. Atei pertinaci o uomini di fede che siate, eccovi alcune idee preconfezionate da snocciolare con eleganza quando si parla di spiritualità. 

17 Agosto 2012 alle 00:00

- La fede? Un grande dono.

- Dire di sentire che esiste qualcosa, ma di non identificarsi con nessuna religione codificata testimonia un’inquieta sensibilità.

- Aborrire quelli che postano su Facebook le frasi di Paolo Coelho. Osservare che il confine tra la più elevata saggezza e la più sublime stronzata è talvolta sottilissimo.

- Scagliarsi contro i sedicenti maestri spirituali il cui vero scopo è vendere milioni di copie dei propri libri, in cui fondamentalmente c’è scritto che è meglio fare i bravi.

- Dire che ormai siamo nell’Era dell’acquario e quindi sta per cambiare tutto. Meno si precisa il significato dell’affermazione, maggiore è l’effetto.

- Non appena si sente odore di incenso dare di matto.

- Se si parla di Siddharta, averlo letto ai tempi della propria gioventù esime dal doverne ricordare la trama.

- Regalare “Il profeta” di Khalil Gibran a una ragazza, ancorché attesti purezza d’animo e un nobile sentire, non aiuta a portarsela a letto. Convenirne.

- Durante una vacanza negli Stati Uniti andare a vedere gli Amish.

- Tibet, sì, ma solo se ci si è andati molti anni fa, prima dell’avvento del turismo di massa.

- Andare in Tibet per poi tornare e far conoscere a tutti l’oppressione cinese. Vale anche non andare in Tibet per non sostenere di fatto la politica cinese.

- "Feci il ginnasio e il liceo al Berchet. Da ateo ero esonerato dalla lezione di religione, potevo entrare più tardi e saltare la prima ora, ero invidiatissimo". (Dino Risi)

- Avere avuto un trascorso da maggiorente dell’oratorio, poi essersene allontanato quando si è scoperto il sesso.

- Da ragazzino avere partecipato ad alcune sedute spiritiche con i compagni di classe e avere letto “L’esorcista” alla luce di una candela con un/a amico/a per provare l’ebbrezza della paura. Rabbrividire ancora al ricordo.

- Chiedere con disincanto se qualcuno ricorda “La profezia di Celestino”? Eppure notare come una ventina d’anni fa tutti ne abbiamo comprato una copia.

- Jung era matto: alla fine era diventato un mistico. Convenirne, tuttavia ammirare la sua grande apertura mentale.

- Se il contesto lo consente citare Guénon o Evola, stigmatizzando il conformismo intellettuale che troppo a lungo li ha semplicisticamente liquidati come fascisti misticheggianti.

- Trascorrere una settimana in un monastero benedettino e uscirne rigenerati. Se si è atei si può chiosare che più dell’energia spirituale avranno giovato la lontananza dal cellulare, da internet e dalla televisione.

-Elencare strabilianti performance di asceti indiani, tipo fissare il sole per ore, dormire nudi nella neve, non bere mai, non sedersi da trent’anni. Attenzione a non innescare la competizione a chi le spara più grosse.

- Dichiararsi razionalisti cartesiani, tuttavia non escludere la possibilità di essersi sbagliati, quindi, nel dubbio, ogni tanto andare a messa.

- Trovare il segno della croce che fanno gli atleti prima di una performance un tentativo di corruzione. Deprecarlo.

- Affermare che tutti hanno il diritto di professare il loro credo, tuttavia ricordare il Gaetano/Troisi di “Ricomincio da tre” quando esprimeva al mormone Frank i suoi dubbi sull’opportunità di andare nelle case a vendere Gesù Cristo come se fosse un’enciclopedia.  

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