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La taglia 42

E' la più desiderata dalle italiane. Tutte la chiedono, ma solo poche possono permettersela naturalmente. Mito mediatico o aspirazione impossibile? Eccovi tutto quello che non avreste mai pensato di pensare sulla taglia 42.

29 Giugno 2012 alle 00:00

- La linea del cambio di umore passa in una zona imprecisata tra la 42 e la 44.

- Il punto G si trova esattamente nella voce della commessa che dice: “Lei è una 42 perfetta”.

- Chiedere sempre la 42 anche se si porta la 46 e, di fronte all’impossibilità di indossarla, concludere che “Veste poco”.

- Avere l’armadio pieno di abiti di tre taglie più piccole della propria, nel caso si dovesse ridimagrire, non è una forma di necrofilia, bensì di strenuo ottimismo.

- Perché se una donna enuclea il concetto che agli uomini un po’ di ciccia, in fondo, piace, una donna magra ne risulta misteriosamente gratificata, mentre una donna in carne tende a irritarsi? Se a chiederlo è un uomo inferirne la minor elasticità del cervello maschile.

- Quando una donna chiede se le stiano meglio i pantaloni o la gonna è essenziale essere consapevoli che la risposta esatta non esiste.

- Sostenere che le commesse dovrebbero almeno tentare di dissimulare lo scetticismo quando si chiede “Una 42”. Convenirne.

- Il modello femminile proposto dagli stilisti è la vera pièce de résistence del maschilismo di questa società. Quindi sproloquiare pro o contro le quote rosa.

- Com’è possibile che qualunque donna che intrattenga un rapporto conflittuale con la bilancia abbia un’amica fan dello stinco di maiale con patate che pesa 50 chili? Concluderne che la scienza non riesce a spiegare tutto. (Vedi successiva)

- Se una commensale dopo avere trangugiato due piatti di rigatoni alla amatriciana afferma di non avere mai portato più della 42 in tutta la sua vita, concluderne trattarsi di un fatto di costituzione. Di seguito sostenere l’urgenza di una revisione costituzionale.

- Le dipendenti della linea aerea Meridiana si sono infurate perché l’azienda voleva fornire loro divise al massimo della taglia 42. Chiedere provocatoriamente se chi indossasse la 44 avrebbe dovuto fare due viaggi?

- È dimostrato che Kate Moss mantiene la sua linea perfetta a forza di sniffare coca e accoppiarsi con i peggiori sballati di Londra. Stigmatizzare, ma invidiare.

- Restare ipnotizzati ogni volta che facendo zapping si incrocia America’s Next Top Model. Cadere in deliquio davanti ai giurati che dicono “Hai molta personalità” a delle adolescenti espressive come tinche.

- Trovare seducenti le attrici abbondanti rivela la tempra del sincero democratico: se non se ne ricorda nessuna, citare Andréa Ferréol nella Grande abbuffata.

- Posiziona come pungenti anticonformisti stabilire un parallelo tra le sfilate di moda oversize e le riserve indiane. Indignarsi contro il sotteso moralismo autoassolutorio.

- Plaudire a “Rosalina” di Fabio Concato, manifesto pop dell’opulenza.

- Tuonare contro la prova-costume. Pratica inesistente in natura che alligna solo nei servizi primaverili dei telegiornali e dei settimanali femminili.

- Rammentare la divisione del mondo in grassi e magri  de “Il ventre di Parigi” di Zola lascia intendere letture importanti. Replicare preferendo ricordare Spike, il fratello maggior di Snoopy, ingrassato dalle amorevoli cure di Lucy: più chic.

- Il nero sfina.

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