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In cucina

Se ne scrive, se ne parla, si fanno programmi televisivi. Quella che è a lungo stata un'attività quotidiana ad appannaggio di madri e mogli, ha ora sempre più spazio sui media. Quindi, non mancate di dire quello che pensate e non pensate sulla mania per la cucina.

18 Maggio 2012 alle 00:00

- Non transigere sulla necessità per una bella donna di saper cucinare, perché la bellezza passa, ma la parmigiana di melanzane resta: attesta intrepida virilità d’antan.

- Affermare di non sapere nemmeno mettere il sale nell’acqua per la pasta. Valutare di volta in volta se dichiararsene fieri.

- Gli uomini in cucina sono molto bravi, ma per cuocere un uovo sodo sporcano due batterie di pentole, le donne, al contrario, possono sfamare un circo di medie dimensioni usando una casseruola e una caffettiera. Elucubrare su supposte differenze genetiche.

- Per accreditarsi come coscienza critica della contemporaneità tuonare contro il dilagante fenomeno dei libri di cucina nati da programmi televisivi: etichettarlo come chewing-gum per l’anima.

- Detestare l’atteggiamento sacerdotale dei cuochi-giudici dei vari talent show culinari.

- Non appena qualcuno accenna alla cucina etnica sbaragliarlo con una scarnante tirata sulla cultura materiale.
 
- Cucinare bene esercita in taluni casi un certo fascino sui target femminili. Al contrario, vantarsi urbi et orbi di essere un ottimo cuoco è anafrodisiaco.

- Rivendicare il diritto di essere negata per la cucina. Estendere il ragionamento e scagliarsi contro le presunte vocazioni innate delle donne, come l’essere madre.

- Compiacersi di essere una donna manager e contemporaneamente l’autrice dei migliori vincisgrassi a memoria d’uomo. Sproloquiare sulla natura femminile multitasking.

- Nel weekend cucinare pietanze molto raffinate per rilassarsi dopo una settimana di marketing estremo lascia immaginare un’anima creativa e sensibile.

- “Quando mi sono sposato con la mia prima moglie, lei non sapeva cucinare neanche due uova sode.” Variare il numero delle uova e della moglie secondo necessità.

- Dire “A casa non ho mai fatto nemmeno il caffè.” Di seguito stigmatizzare un modello culturale che ha creato generazioni di uomini italiani pavidi e mammoni. In presenza di madri o mogli omettere quest’ultima parte.

- Chi lavora nel terziario avanzato, minacci di dare vita a una società di catering di altissima qualità. Ancora più à la page, vagheggiare un servizio di cucina a domicilio per coppie molto ricche. Ambire ad aprire un ristorante, invece, è molto anni Novanta.

- Aprire il frigo e, davanti a due yogurt del 2010 e a una mela blu, rivalutare la famiglia patriarcale.

- Invitare a cena gli amici e lanciarsi in esperimenti spericolati, tipo penne con gamberetti e latte di cocco: evitare, scortese. Astenersi anche da preparazioni ultraprofessionali: intimidatorie e castranti.

- Specializzarsi in un piatto elaborato e infliggerlo agli amici non appena se ne presenti l’occasione, cassando recisamente ogni perplessità: “Il bollito misto a luglio è perfetto.”

- In occasione di una cena conviviale, se si stanno cucinando i moscardini alla ligure, insinuarsi in cucina e spargere spezie esotiche a manciate nella pentola, dicendo che nell’Andhra Pradesh, dove avete trascorso le ultime estati, gli autoctoni li preparano esattamente così. Darsi alla macchia prima della rissa.

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