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I messaggini

Secondo i moralisti sono la forma di comunicazione precipua di questi tempi mediocri e arruffoni. Chi li schifa e chi non ne potrebbe più fare a meno. Sono un business colossale o un modo di vincere la timidezza? Quale che sia la vostra opinione, non mancate di tranciare giudizi sugli SMS.

27 Aprile 2012 alle 00:00

– Piangere l’imminente estinzione del po’ con l’apostrofo.

– Ritenerli i responsabili dell’impoverimento dell’italiano tra i giovani. Replicare tacciando di superficiale passatismo chi lo sostiene. La lingua è un organismo vivente: si trasforma.

– Ironizzare su quelli che non riescono a stare nei 160 caratteri e mandano regolarmente tre o quattro messaggi: spiegare icasticamente la differenza tra SMS ed elzeviro.

– Aborrire ogni tipo di abbreviazione. Interrogarsi su che cosa si possa mai avere di così irrinunciabile da fare nei cinquanta centesimi di secondo risparmiati a scrivere “k” al posto del gruppo “ch”.

– Se per sbaglio si messaggia una sconosciuta, chiedere scusa e ritirarsi. Tentare di rimorchiarla è consentito solo se è lei a prendere l’iniziativa.

– Insinuare che il segnale dell’SMS con il rombo di una Ferrari sia indice di problemi nella sfera sessuale.

– Rifuggire dalle conversazioni fiume via SMS: se una cosa non può essere risolta con uno scambio botta-risposta-replica, meglio telefonare. Può essere duro, ma è un comportamento da uomini.

– Tuonare contro quelli che proprio non ce la fanno a non mandare l’ultimo messaggio della conversazione, fosse anche solo per dire “Ciao.”

– Stare in ambasce fino a che non si riceve la risposta del / la ragazzo / a che si sta corteggiando. Se non la si riceve cullarsi nell’illusione che il server non abbia recapitato il messaggio. (Vedi seguente)

– Mai inviare più di una volta lo stesso messaggio spinti dall’ansia: la scusa “A volte il mio cellulare rimanda lo stesso sms” non è credibile. Solo in caso di deliquio, aggiungere un particolare che conferisca una parvenza di necessità al secondo SMS. Far giudicare la parvenza di necessità a un osservatore imparziale (vedi seguente).

– Tenere lo sguardo sul cellulare non ha il potere di far arrivare il messaggio che si sta attendendo.

– Scusarsi ripetutamente prima di mandare un SMS importantissimo mentre si è tavola con qualcuno. A ogni nuovo messaggio importantissimo aumentare il numero delle scuse.

– Quando si sente il suono di un SMS guardarsi attorno come un setter che ha percepito il fagiano chiedendo al vicino: “E’ il mio o il tuo?”

– Se qualcuno riceve un messaggio affrettarsi a chiedere con un sorriso autoironico come si facesse prima della diffusione dei cellulari: suggerisce un pacato distacco e una rassicurante stabilità emotiva.

– Narrare del proprio capo workaholic che messaggia comunemente alle due di notte. Replicare che il vostro è ancora peggio e, a dimostrazione, aggiungere un’ora all’invio dell’SMS.

– Scagliare anatemi contro chi ha il cellulare ma non risponde mai alle telefonate né ai messaggi. Far partire una pippa sui falsi bisogni indotti dalla società dei consumi.

– Esecrare la tastiera virtuale dell’iPhone. Rimpiangere la cara, vecchia qwerty del Blackberry su cui vi libravate come Horowitz.

– Conservare gli SMS di una storia finita quattro anni prima è una forma di necrofilia. Deplorarla cautamente con le amiche.

– Oggi cinquantenni e ventenni hanno comportamenti, abbigliamento e stili di vita molto simili. L’unica vera spia della mezza età è il numero di mani necessarie a mandare un sms con un touch screen. Dolersene.

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