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Gli Oscar

Americanata semitrash o rito fondamentale della settima arte? Aspetto deteriore dello show business o celebrazione di una delle maggiori industrie culturali dei nostri tempi?

24 Febbraio 2012 alle 00:00

– Meryl Streep, sempre bravissima.

– Per vincerlo è consigliabile interpretare un disabile mentale. Se si è una supergnocca, va bene anche imbruttirsi.

– Al contrario di Sanremo non si mai prima chi vince.

– Tanto chi vince è sempre già deciso prima. Come a Sanremo.

– Disprezzarlo: lo si vince per ragioni politiche. Non spiegare quali.

– Chiamarlo Academy Award of Merit fa capire che siete addentro ai misteri di Hollywood.

– Snobbarlo. Specialmente se si ha partecipato alla realizzazione di un film di nessun successo.

– Tuonare contro l’Academy che non ha mai dato un Oscar come miglior regista a Hitchcock. Sdegno che rivela il cinefilo accanito.

– Jack Nicholson, sempre bravissimo. Però si vede che è matto.

– Gli americani anche se fanno delle cazzate di film le realizzano sempre magnificamente. Replicare che, al contrario, noi andiamo sempre al risparmio.

– Gli attori americani sono tutti straordinari, anche quelli che dicono solo due battute. Replicare immediatamente che è così perché ce ne sono moltissimi tra cui scegliere.

– Nei film italiani magari il protagonista è anche bravo, ma quello che manca tragicamente sono i caratteristi.

– Non sopportare che i film non made in Usa possano al massimo aspirare all'Oscar per il miglior film straniero. Desumerne una visione del mondo ottusa e sciovinista; di seguito snocciolare il repertorio antiamericano.

– Odiare gli americani perché riescono a imporre al mondo qualunque cosa facciano, bella o brutta che sia. Di seguito far partire una pippa sulla globalizzazione.

– Preferire il Golden Globe, perché premia anche le serie televisive: notoriamente le cose migliori del cinema americano degli ultimi dieci anni.

– Il red carpet è il vero clou della cerimonia, poi degli Oscar in sé chi se ne frega.

– Il tappeto rosso sono almeno dieci anni che è diventato red carpet. Far partire una pippa sul fatto che fanno bene i francesi a tradurre le espressioni inglesi e sulla necessità di tornare all'autarchia linguistica.

– Confessare di puntare la sveglia per non perdersi la diretta della consegna degli Oscar su Sky. Replicare che una volta era molto avanti, mentre ora è mainstream e quindi non farlo più.

– Avere preparato da anni il discorso di ringraziamento alla consegna dell'Oscar. Soprattutto se non si ha nulla che fare con il cinema è molto avanti.

– Robert De Niro, sempre bravissimo. Però sono dieci anni che fa solo film del cavolo.

– Avere un fermaporta a forma di Oscar: très chic.

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