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Afrori e profumi

E' una questione di sensibilità: chi sente tutto e chi non si accorge di niente. Chi preferisce quello naturale e chi fa di tutto per cambiarlo. Chi li ama e chi li detesta. Comunque la pensiate, ecco che cosa non potete non dire quando si parla di profumi, odori e afrori.

9 Dicembre 2011 alle 00:00

– L’olfatto è il senso più ancestrale.



– Affermare che è l’aroma della pelle a innescare l’eccitazione. Infatti il profumo deve armonizzarsi con esso, non coprirlo. Convenirne.



– Se qualcuno parla dei profumi come armi di seduzione replicare prontamente che è tutta una questione di feromoni. Non addentrarsi in particolari.



– Non essere stati in grado di accoppiarsi con donne bellissime che sbavavano per voi a causa del profumo delle loro pelli che non vi piaceva. Sostenerlo qualifica come persone sensibili e poco inclini ai compromessi.



– Avere detestato/adorato “Il profumo” di Patrick Süskind testimonia buone letture. Purché si pronunci correttamente il nome del protagonista (Grenouille) non è necessario averlo letto.



– Raccontare di un collega che aveva odore di minestrone, terrore di tutto l’ufficio. Evitare di ingaggiare competizioni su chi avesse il collega più maleodorante.



– Vantarsi di essere stati i soli che hanno trovato il coraggio di parlare apertis verbis al collega maleolente del suo problema. 



– Le ragazze possono utilmente lasciar intendere una natura romantica dichiarando di impazzire per il profumo del partner. Attesta consapevolezza e cultura ravvisarvi echi dell’acqua di Colonia del padre.



– L’omo ha da puzza'. Quindi ridere della stessa propria battuta, onde fugare pericolosi fraintendimenti.



– Sono finiti i tempi in cui l’omo aveva da puzzà. Dissertare sulla crescente importanza della cosmesi maschile.



– Mediamente i gay si lavano di più e hanno un odore migliore degli eterosessuali. Di seguito arabescare considerazioni sui limiti di tutte le generalizzazioni.



– Dire di avere smesso di fumare disgustati dall’odore che restava sui vestiti. Convenirne ed eventualmente citare il sentore di ristorante cinese come variante peggiorativa.



– Le donne incinte hanno l’olfatto estremamente acuito. Convenirne convintamente.



– Evocare la cronologia di tutti i profumi usati dall’adolescenza in poi. Per gli uomini ultraquarantenni imprescindibile il Drakkar, per le donne lo Chanel 5. Se di sinistra, ricordare con un brivido il periodo del Patchouli.



– I veri uomini dopo i trent’anni non cambiano più il proprio profumo per tutta la vita. Affermarlo come un articolo di fede suggerisce un larvato dandismo.



– Rifiutarsi di usare cosmetici che contengano sostanze di origine animale attesta una salda coscienza animalista ed ecologista, ma non giustifica afrori belluini.



– Spiegare che il muschio, contrariamente a quanto si crede, viene estratto dalle ghiandole di alcuni animali, mentre l’olio di castoro, altro non è che olio di ricino idrogenato. Commento che dimostra competenza in materia e che, di solito, stronca la discussione.



– Grasse, in Provenza, oltre che la capitale mondiale del profumo, è anche il luogo con la più alta concentrazione dei grandi “nasi”. Ripeterlo esattamente con queste parole lascia immaginare una vasta conoscenza del settore. 




– Dire di dormire con solo due gocce di Chanel 5 addosso, come Marylin, è irrimediabilmente trash. A meno che Marylin non sia la vostra governante filippina, in tal caso è chic.



– Ricordare le pubblicità di alcuni cosmetici di base della vostra giovinezza: imprescindibili il cavallo bianco del bagnoschiuma Vidal, il sapone Camay con profumo francese, il docciaschiuma Fa al lime dei caraibi e lo shampo alla mela verde Campus. Se il contesto lo consente chiedere lumi sul lime dei caraibi.



– Smentire/confermare l’esistenza in natura di uomini che abbiano voci con le tonalità orgasmiche degli spot dei profumi francesi.

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