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Halloween

E' il frutto della più miope esterofilia degli adolescenti europei o il rimergere di un'identità culturale sommersa dal cristianesimo? Voglia di soprannaturale o solo ragazzini bisognosi di un ceffone paterno? Che preferiate il dolcetto o lo scherzetto, ecco come sproloquiare con profitto su Halloween.

4 Novembre 2011 alle 00:00

– Fino a pochi anni fa tutto quello che se ne sapeva proveniva dai Peanuts. Infatti, molti ultraquarantenni continuano a identificarlo con il Grande Cocomero. Fare chiarezza dottrinale in merito.

– Dire con sdegno che lo si festeggerà solo quando gli americani cominceranno a festeggiare la sagra dellu ciauscolo de Norcia

– Tuonare contro l’imperialismo americano che subdolamente esporta i propri modelli culturali.

– Stigmatizzare l’esterofilia degli europei che festeggiano una ricorrenza che nulla ha a che vedere con le loro tradizioni cristiane.

– Paventare il rischio di paganizzazione della società a causa del relativismo dilagante. Eventualmente citare i severi giudizi  su Halloween di alcuni autorevoli esponenti della chiesa.

– Chiarire l’etimologia del nome Halloween, quale variante in antico scozzese di All-Hallows-Even, cioè la notte prima di Ognissanti. Ciò posiziona come puntigliosi intellettuali che parlano solo di quel che conoscono, rendendo così superfluo aggiungere altri particolari, che del resto non conoscete.

– Perorare con forza la legittimità di rispondere con un secco vaffanculo alla petulante domanda “Dolcetto o scherzetto?” (Vedere seguente)

– Trovare il modo di fornire sempre la versione originale di “Dolcetto o scherzetto?”. Per esempio sostenendo la maggior incisività dell’inglese “Trick or treat?”: lascia intendere dimestichezza con le lingue straniere e, presumibilmente, uno stile di vita internazionale.

– Identificare la festa celtica di Shamain come precursore storico di Halloween. Se qualcuno chiede particolari su Shamain spostare rapidamente il discorso sulla Lega Nord.

– Dolersi che i vampiri abbiano perso interamente il fascino romantico della loro alterità per comparire in centinaia di romanzi, film e serie televisive, fino all’apoteosi dell’assurdità con i vampiri astinenti di Twilight.

– Lodare il film del 1978 “Halloween - La notte delle streghe”, opera del genio visionario di John Carpenter, attesta immediatamente una tempra da strenuo cinefilo. Apprezzare l’intensa interpretazione di Jame Lee Curtis, al suo debutto cinematografico. Deprecare tutti i seguiti.

– Rievocare con tenerezza il carnevale di una volta, durante il quale ci si vestiva ingenuamente da Zorro o da fatina e paragonarli ai travestimenti dark di Halloween. Dedurne la decadenza dei tempi.

– Dichiare di preferire la meno inflazionata notte di Valpurga (30 aprile-1 maggio). Chic. Contestualmente citare il Faust di Goethe. Non è necessario averlo letto.

– Chiamare la zucca intagliata con la candela all’interno Jack-O’-Lantern fa capire che la sapete assai lunga sulla cultura popolare anglosassone.

– Trovare ridicole tutte le forme di attrazione per l’occulto qualifica come fiero razionalista hegeliano. Se qualcuno lo fa, ammonire che, anche se non se ne comprende il significato, maneggiare con leggerezza simboli pregni di energia come fanno i fans di Halloween, è un atteggiamento perlomeno sconsiderato.

– Dire di avere radicalmente rivisto le proprie convinzioni pedagogiche montessoriane il giorno in cui vostro figlio adolescente ha preteso di uscire travestito da zombie semiputrefatto.

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