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Il weekend

Puntuale come una cambiale, tutte le settimane si ripresenta il problema di come riempirlo. Che siate dei fan accaniti o che detestiate il weekend con tutte le vostre forze, eccovi alcuni concetti da spendere in salotto con l'opportuna nonchalance.

21 Ottobre 2011 alle 00:00

- Spesso piovoso.

- In ufficio si comincia ad aspettarlo subito dopo il punto di scavallamento, convenzionalmente fissato a mercoledì all'ora di pranzo.

- Il momento più bello della settimana è il venerdì sera, perché si hanno davanti due giorni interi senza lavoro.

- Milano il venerdì sera si svuota dei milanesi e si ripopola la domenica notte. Roma al contrario nel weekend è piena di romani. Contestualmente specificare che il sabato mattina Campo de’ Fiori è me-ra-vi-glio-so.

- Se in autostrada si incontra un traffico appena superiore al normale stigmatizzare immediatamente i forzati del weekend: ancorché si partecipi ai riti della società consumistica mantenere un atteggiamento critico rivela un’interiorità non banale.

- Che cosa fai nel weekend? Consentito da giovedì mattina.

- Che cosa hai fatto nel weekend? Consentito solo fino a lunedì pomeriggio.

- Dire di preferire anticipare il rientro  per evitare il traffico. In alcuni casi giungere fino a ripartire domenica all’alba.

- Aborrire qualunque tipo di spostamento durante il weekend è molto chic. Durante il weekend si deve stare tappati in casa.

- Evocare le coppie di fidanzati che la domenica pomeriggio passeggiavano romanticamente abbracciati al parco mentre lui ascoltava “Tutto il calcio minuto per minuto” con l’auricolare. Attribuirne la scomparsa alla diffusione delle pay tv satellitari: più esaurienti ma meno poetiche.

- In presenza di abusi edilizi in zone turistiche rammentare lo scempio paesaggistico delle coste italiane perpetrato dalle case del weekend. Auspicarne la demolizione con le ruspe.

- Sostenere provocatoriamente che per rilanciare l’economia si dovrebbe portare la settimana lavorativa a quattro giorni. Se qualcuno chiede spiegazioni ricordare il forte incremento dei consumi generato dall’introduzione della settimana corta negli anni Sessanta. Se si riesce a cambiare discorso abbastanza in fretta si può ottenere nomea di pensatore anticonvenzionale.

- Il tempo tende sempre a migliorare il lunedì mattina. Ricordare obbligatoriamente la nuvola di Fantozzi.

- Chiarire che il primo giorno della settimana è la domenica e che, a rigore, per fine settimana si dovrebbe intendere il sabato: citare non meglio precisate tradizioni ebraiche. Lascia intendere uno stile di vita internazionale replicare che è così nel mondo anglosassone, mentre da noi si considera primo giorno il lunedì.

- Lamentarsi che partire per il weekend tutte le settimane sia diventato un lavoro. Desiderare intensamente liberarsi di questa costrizione. Non è necessario farlo davvero.

- Una volta non si sapeva neanche che cosa fosse il weekend eppure si è diventati grandi lo stesso. Consentito solo dopo i cinquant’anni e in presenza di coetanei.

- Piangere la scomparsa del fine settimana. Scagliarsi contro il malcostume di usare parole inglesi pur disponendo di corrispettivi italiani: provinciale. Valutare se dissertare sull’abitudine opposta dei francesi di tradurre parole come computer, software, fax: sciovinista e irritante.

- Con aria ispiratamente nostalgica ricordare come da bambino il lunedì mattina cominciasse la domenica pomeriggio alla cinque con la sigla di 90° minuto.

- Il sabato sera non si può più uscire perché aprono le gabbie. Se qualcuno lo dice rettificare che le prime gabbie vengono già aperte il venerdì, quindi preferire uscire il giovedì.

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