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L'Ikea

Chi non ne ha in casa qualche pezzo? E' una di quelle aziende che ha cambiato la vita a dei continenti interi. Il capitalismo dal volto umano o il portabandiera dell'omologazione culturale? Qualunque cosa ne pensiate, eccovi una serie di frasi da spendere con nonchalance sull'Ikea.

7 Ottobre 2011 alle 00:00

- Per prima cosa chiedere come si facesse ad arredare la casa prima del suo avvento. Convenirne.

- Organizzare un rapido sondaggio tra i presenti e concluderne che chiunque ha in casa almeno un mobile Ikea.

- Un pezzo va bene, ma tutta la casa Ikea è da incubo. Sembrerebbe di vivere in centro commerciale. Convenirne.

- Rimarcare la considerevole evoluzione stilistica del marchio, ricordando i divani di una ventina d'anni fa che avevano sempre dei particolari agghiaccianti.

- Contrapporre l’incredibile durata dei mobili di una volta, tutti in massello, alla peribilità di quelli Ikea. Nel caso chiosare che sono di cartone pressato.

- Chiedere con svagata eleganza se qualcuno sappia con esattezza che tipo di legno sia il massello. Poiché si otterranno quasi sicuramente risposte disparate abbandonare la stanza prima di essere costretti a esprimere la propria opinione.

- Evocare i trascorsi nazi del fondatore, eventualmente citando altre famose aziende alle cui origini v’erano connivenze con il Terzo Reich. Commento che qualifica come sagaci interpreti della contemporaneità alla luce della conoscenza della storia.

- Se qualcuno nomina la libreria Billy aggiungere prontamente che è uno dei prodotti più venduti al mondo.

- Sottolineare la misteriosa natura della libreria Billy: di per sé è di uno squallore da favela, eppure, qualora se ne rivesta un'intera parete, riesce a diventare suggestiva. Trovare vi sia qualcosa di magico in ciò.

- Se qualcuno cita l’Ikea prenderne spunto per proclamare la superiore civiltà delle società scandinave, dove lo stato funziona veramente e il senso civico è altissimo e universalmente diffuso. Obiettare che, peraltro, ciò non impedisce agli svedesi di suicidarsi come dei lemming.

- Stabilire un parallelo tra l'onomastica dei mobili Ikea e quella delle saghe nordiche lascia intendere una sconfinata cultura umanistica. Valutare se replicare in tono frivolo che Tolkien per i nomi del Signore degli Anelli si è chiaramente ispirato alla farmaceutica: Tavor, figlio di Aulin, figlio di Eutimil ecc.

- Ricordare che il catalogo Ikea è, insieme alla Bibbia, il libro più stampato al mondo. Avanzare stime iperboliche sul numero di copie tirate annualmente; arrivare anche a un miliardo.

- Affermare di non andare all’Ikea perché non sopportate lo sguardo di quieta disperazione dei mariti che oscillano vacuamente a fianco delle attivissime consorti.

- Dell’Ikea amare soprattutto le polpettine con la salsa di mirtillo e le patate di neoprene del bistrot. Molto chic.

- Non appena si metta piede nel parcheggio dell’Ikea evocare Metropolis attesta una vivace cultura cinematografica. Non è necessario aver visto il film. Eventualmente citare la colonna sonora scritta negli anni ’80 da Giorgio Moroder.

- Rammentare la vocazione globale dei marchi svedesi (citare Ericsson, Scania, Ikea, Volvo e H&M), suggerisce una solida base di marketing.

- I suoi mobili sono tra i principali generi di esportazione svedesi, insieme alle ragazze bionde e, negli ultimi anni, ai romanzi gialli. Apprezzare i primi due, aborrire gli ultimi.

- Ricordare l'indignata reazione del sottosegretario alla famiglia Giovanardi davanti a una pubblicità Ikea con due uomini che si tenevano per mano sotto il titolo "Siamo aperti a tutte le famiglie". Ventilare l'ipotesi si sia trattato di una manovra occulta di Ikea per generare simpatia intorno al marchio.

- Ma Aiazzone c'è ancora?

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