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Il lusso

E' uno dei più imperscrutabili misteri di questi tempi sdrucciolevoli. Nonostante la crisi non accenni a placarsi un agguerrito gruppo di resistenti non riduce il suo tenore di vita. Occhiuti censori e frivoli osservatori del costume trovano qui tutto quello che non si può non dire sul lusso.

16 Settembre 2011 alle 00:00

– Non c’è più il lusso di una volta.

– E' l’unico settore che non conosce la crisi. Affermarlo con sicurezza lascia immaginare vaste competenze economiche.

– E' scandaloso che in un momento come questo ci siano dei privilegiati per i quali la crisi è solo un dubbio se acquistare diamanti o opere d’arte. Eventualmente accennare alla necessità dell’introduzione della patrimoniale. Contestualmente aggiungere scuotendo il capo che in questo paese è dal ’45, con il governo Parri, che ci provano inutilmente.

– E' un inutile rudere ideologico scagliarsi contro un ristretto ceto di privilegiati, i cui lussuosi costumi, peraltro, fanno girare l’economia.

– Il nostro paese gode di una tradizione secolare nei generi di lusso. Citare i profumieri italiani che Caterina de Medici si è portata in Francia, le stoffe e le armi pregiate che hanno spopolato nel Rinascimento, quindi, con audace balzo temporale, le automobili sportive.

– Il genere di lusso più esclusivo è il tempo libero. Convenirne.

– Quello che oggi è un genere di lusso, domani sarà un bene comune e, a quel punto, solo i più ricchi potranno farne a meno: vedi i cellulari. Convenirne.

– Dire che il confine tra lusso estremo e kitsch è labile attesta implacabile rigore intellettuale.

– La cultura è il genere di lusso per antonomasia. Se qualcuno dice questa cosa affrettarsi a chiosare che, infatti, non si può comprare.

– Sete, raso, velluti, ermellino, spengono il fuoco nel camino. Buttarla lì con oculata nonchalance.

– L’oro è sempre un bene rifugio.

– Dire che il lusso non è necessariamente in relazione con la disponibilità economica lascia intuire profondità e originalità di pensiero. Non spiegare con che cosa sia in relazione.

– Non c’è niente di più triste del lusso. Concetto spendibile solo se si è notoriamente ricchi.

– I veri amanti del lusso non ostentano. Infatti, gli aristocratici, come è noto, circolano con vecchissimi golf di cachemire lievemente tarmati o con preziose scarpe inglesi dalla suola logora. Ribattere che su questo è stata fatta molta cattiva letteratura.

– Il lusso è indefinibile, come l’amore, infatti, non appena una cosa viene detta di lusso, smette di esserlo per diventare qualcos’altro. Astenersi dal fare esempi per non rovinare la suggestione del concetto.

– Aborrire i vari portali dedicati al mondo del lusso. Trovarli tutti disperatamente trash.

– Se si cita una marca di champagne, meno è nota, meglio è.

– Schifare senza remissione caviale, champagne, ostriche e tutti i Grand Cru bordolesi. Solo se si è immensamente ricchi da generazioni.

– Aborrire tutte le supercar. Ricordare una giustamente celebre pubblicità americana della Porche il cui titolo recitava “Small penis?”

– Ma l’alto di gamma e il lusso in che cosa differiscono? Chiederlo con svagatezza testimonia sagacia e acume sociologico.

– Luxe, charme e volupté: in francese suona fighissimo, in italiano fa subito pappone. Non c’è niente da fare, in queste cose i francesi hanno più classe.

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