cerca

I vampiri

Sono le star dell'immaginario contemporaneo. Creature della notte o eroi di giorni difficili? Sublimazione delle ansie esistenziali di una generazione precaria o convulsioni di una società avviata al paganesimo di ritorno? Boh! L'importante è dire la propria sui vampiri.

1 Luglio 2011 alle 00:00

- Hanno rotto le balle.

- Non si può più andare in libreria perché ci sono solo libri sui vampiri. Convenirne pensosamente.

- Rimpiangere quando il vampiro era uno solo e aveva la faccia britannica di Christopher Lee.

- Citare il Nosferatu di Murnau, superiore a quello pur pregevole di Herzog. Di quest'ultimo segnalare l'interpretazione di Klaus Kinsky. Se qualcuno lo fa, ribattere dicendo di preferire il sofferto Bruno Ganz nei panni di Jonathan Harker.

- Se la conversazione tocca il mostruoso Nosferatu interpretato da Klaus Kinsky aggiungere immediatamente “E pensare che Nastassja era così bella.”

- Aborrire la saga di Twilight.

- Evitare di parlare di Twilight, ma se qualcuno lo fa, ipotizzare una relazione tra l'astinenza sessuale degli adolescenti protagonisti e l'estrazione mormone dell'autrice.

- Con spirito sociologico rilevare che il successo della saga Twilight è fondato su due pilastri: l’idealizzazione dell’eternità dell’amore e la relazione asessuata tra i protagonisti, funzionale a lenire le ansie giovanili di inadeguatezza. Constestualmente scagliarsi contro l’idea prestazionale del rapporto fisico diffusa dal porno di massa.

- Dire che il Dracula di Bram Stoker diede voce allo stato di ansia e di paura della società patriarcale vittoriana. Non è necessario spiegare paura di che cosa.

- Citare una recentissima versione gotica dei Promessi sposi con Don Rodrigo vampiro, l’Innominato licantropo e la monaca di Monza strega malefica. Sdegnarsene.

- Ricordare il vampiro di colore “Blacula” e accennare alla blaxploitation dell’inizio degli anni Settanta qualifica come profondo conoscitore della settima arte.

- Dire che la Bellucci era brava nella parte di una delle spose del conte nel “Dracula” di Francis Ford Coppola. Ribattere che la Bellucci non apriva bocca. Concludere che Coppola è sempre Coppola.

- Domandarsi che cosa avranno mai da dirsi Sookie, una biondina postadolescenziale, e Bill, un vampiro di 173 anni, come avviene in True Blood: quanto si annoierà lui?

- Ricordare con ilarità Aldo di Aldo, Giovanni e Giacomo nell’immortale gag “Miiinchia, sono il conte Dracula!”

- Di “Intervista col vampiro” dire solo che Brad Pitt e Tom Cruise vinsero il premio per la peggiore coppia ai Razzie Awards del 1995. Commento che fa molto cinéphile pop.

- Stigmatizzare quegli scriteriati americani che si fanno le protesi ai canini per renderli più simili all’iconografia vampiresca.

- Spiegare la fascinazione dei giovani per l'immortalità con la progressiva ateizzazione della società. Analisi che attesta una fiera tempra di intellettuale critico.

- Per deviare gravi elucubrazioni filosofiche sull'immortità citare una celebre vignetta di Altan: “Noi farfalle si vive un giorno solo e alle sei di sera se ne ha già le palle piene.”

- Essersi sempre chiesti come si faccia a presentarsi a un colloquio di lavoro dicendo di essere nati in Transilvania.

- Crudelia De Mòn Crudelia De Mòn/Vampiro di classe ti uccide con stil/Ti ghiaccia con quel fascino sottil/Crudele Crudelia De Mòn. (da La carica dei centouno)

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi