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Architettura e design

La più complessa delle arti o la più devastante delle piaghe? Genialità applicata o arido rigore? Ogni giorno dobbiamo entrarvi in relazione, ecco perché non si può non dire la propria sull'architettura.

17 Giugno 2011 alle 00:00

– Citare la piramide di cristallo del cortile del Louvre quale supremo esempio di commistione di antico e moderno. Contestualmente ammirare il grande dinamismo culturale ed edilizio dei francesi. (Vedi seguente)

– Da noi sono decenni che non si costruisce nulla. Se qualcuno dice questa frase affrettarsi ad aggiungere che l'ultimo grande progetto è stato la costruzione dell'Eur a opera di Mussolini.

– Disprezzare l'Auditorium di Roma, trovarlo simile a tre scarafaggi.

– Apprezzare la costruzione del Maxxi di Roma. Contestualmente sottolineare l'apertura internazionale di Roma in antitesi alla provincialità letargica di Milano.

– Chiedersi perché la Aulenti a Parigi abbia fatto il Quay d'Orsay e invece a Milano quella mostruosità di piazza Cadorna. Replicare che con certi amministratori locali neppure Michelangelo avrebbe potuto fare di meglio.

– Osservare che dei dieci grattacieli più alti del mondo otto si trovano in Oriente, uno in Medio Oriente e uno negli Stati Uniti. Trarne delle sagaci deduzioni socioeconomiche.

– Se si parla del Burj Khalifa di Dubai, pronunciarne bene il nome e rammentarne esattamente l'altezza: 828 metri. Chiosare che si tratta della materalizzazione di un ego smodato, paragonabile solo alla reggia di Versailles di Luigi XIV.

– Se si parla di Frank Lloyd Wright citare sempre per esteso il suo nome e rammentare la casa sulla cascata; meglio se la si chiama Villa Fallingwater o casa Kaufmann. Eventualmente ricordare come la casa che compare in "Intrigo internazionale" di Hitchcock sia direttamente ispirata a essa.

– Deprecare l'assurda commistione di antico e nuovo nel restauro della Punta della Dogana di Venezia a opera di Tadao Ando. Troppo cemento armato.

– Ammirare l'ardita commistione di antico e nuovo nel restauro della Punta della Dogana di Venezia a opera di Tadao Ando. Potente e provocatoria.

– Dire che il Pritzker Architecture Prize è praticamente il Nobel dell'architettura testimonia che si è addentro ai riti del settore.

– Dissertare sul curioso destino toccato in sorte all'architetto andaluso Santiago Calatrava che passerà alla storia più per gli spot di automobili in cui compaiono i suoi ponti che per i progetti in sé.

– Brasilia. Il capolavoro di Niemeyer.

– Se qualcuno chiede chi sia il vostro architetto preferito dire di non saper scegliere tra Johnson, Koolhaas e Hadid fa capire che la sapete lunghissima. Evitare Piano, Gehry e Rossi: troppo noti.

– Renzo Piano è sempre Renzo Piano.

– Aldo Rossi. Ricordarlo solo per la caffettiera conica di Alessi.

– Massimiliano Fuksas. Quello "d'aa nuvola de Fuksas". (Solo per i romani)

– Philippe Starck. Notare come nei suoi oggetti ci sia sempre qualcosa di scomodissimo. Quindi liquidarlo come fighetto.

– Alessandro Mendini. Adorare la sua poltrona, quella coloratissima. Non è indispensabile conoscerne il nome.

– Stupirsi che nel design si sia così avanti e nell'architettura, a parte qualche eccezione, così scarsi. Concluderne che manca la volontà politica.

– Rabbrividire con orrore ogni volta che si passa davanti a una villetta bordo autostrada in stile Dallas.

– Fino all'ultima guerra l'architettura aveva una sua dignità, dopo hanno cominciato a costruire dei mostri. Tuonare contro la speculazione, una delle piaghe del belpaese.

– Ma chi è che ha introdotto il tetto scolmato in Brianza? Sospettare si tratti di un complotto dei geometri.

– Le Courvoisier, l'architetto che ha inventato il cognac. Evitare.

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