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Le serie tv

Tutti le guardano, tutti ne parlano, tutti se le scambiano. Sono diventate l'ultima frontiera della settima arte e oggetto di studi accademici. Sono le serie tv. Qui trovate tutto quello che dovete assolutamente pensarne e, soprattutto, dirne.

25 Marzo 2011 alle 00:00

Le serie tv


– Le serie tv di oggi sono molto meglio dei film. Convenirne convintamente.

– Dire che sono la forma di narrativa popolare di questo momento storico, come nell’Italia del boom lo erano gli sceneggiati televisivi di Antonio Giulio Majano, denota sensibilità sociologica.

– Esserne dipendenti. Specialmente di (aggiungere una serie tv a piacere).

– Puntualizzare che una volta si chiamavano “telefilm” e oggi “serie tv” qualifica come sapidi osservatori del costume.

– Ricordare che per ogni serie tv americana lavorano decine di scrittori – il che spiega la rigorosa cura delle sceneggiature – suggerisce conoscenza delle tecniche narrative e, probabilmente, una professione creativa.

– Tutto ha avuto inizio con Twin Peaks. Dirlo con nonchalance lascia intendere profonda conoscenza della storia dei fenomeni culturali. Eventualmente ricordare le cene tra amici per seguirne gli episodi.

– Dire di avere una vera passione per Lost anche se non si capisce un tubo di quello che succede. Replicare che proprio in questo consiste gran parte del suo fascino.

– Sono tutte scaricabili da internet. Se qualcuno dice questa cosa ribattere che si preferisce vederle in streaming. Si fa bella figura e si conferma il proprio posizionamento di protagonisti della modernità.

– Osservare che in ufficio prospera un intenso traffico di serie tv con vorticosi scambi di chiavette usb e hard-disk portatili. Contestualmente paventare gli impliciti rischi di omologazione culturale.

– Stilare classifiche delle proprie serie preferite e ingaggiare furiose discussioni sindacando le scelte altrui.

– Notare l'inguardabilità di serie cult che ai tempi sembravano il massimo, come Hazzard, Chips o Mac Gyver.

– Rievocare telefilm un tempo famosi, ora quasi dimenticati, solitamente ottiene riscontri positivi pressi i coetanei nostalgici. (Vedi seguente)

– Cantare le sigle dei vecchi telefilm. Se non si ricordano le parole vale anche imitare gli strumenti musicali con la bocca, purché brevemente.

– Citazione filosofica: la serie “Ufo” si apriva con una scritta che diceva “1980”, che allora sembrava un futuro non troppo lontano. Prenderne spunto per citare il tempo oggettivo e soggettivo di Bergson. Panta rei: evitare

– Anche chi non l'ha mai visto può utilmente fare riferimento allo spaventosissimo, per i tempi, sceneggiato francese degli anni Sessanta “Belfagor”.

– Preferire le serie inglesi a quelle americane dimostra gusti sofisticati e anticonformisti.

– Guardare solo le serie in lingua originale, tuttalpiù con i sottitoli. Aborrire il doppiaggio.

– Senza risate registate trovare le sit-com meno divertenti. Dolersene e tuonare contro l'omologazione delle emozioni.

– Avere come suoneria del cellulare la sigla di “Attenti a quei due” fa un po' coatto, ma suscita tenerezza presso gli over 40.

– Ma J.J. Abrams che sostanze assume?

– Avere convissuto per anni con una banda di sfigati cercando invano di ricreare le giocose atmosfere di Friends.

– Detestare tutte le serie ospedaliere perché ansiogene. Fare eccezione per il Dr. House, perché uno che ha un tale coraggio della propria stronzaggine merita rispetto.

– Per salvaguardare il proprio profilo di intellettuale surmoderno, di tanto in tanto segnalare una nuova serie di culto. Meglio se la si è scoperta negli States durante un recente soggiorno.

– Trovare allarmante che la vostra fidanzata continui a rivedere a loop tutte e sei le serie di Sex and the City. Sentirsi oscuramente minacciati.

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