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I supermercati

Tutti li frequentiamo. Qualcuno li trova rilassanti, qualcun altro li detesta. Sono i sacrari del consumismo o un modo per risparmiare? Comunque la pensiate sui supermercati non mancate di spararne di grosse grazie alla nuova puntata del Manuale.

11 Marzo 2011 alle 00:00

– Preferirli ai negozi tradizionali perché non è necessario parlare rivela timidezza e, probabilmente, un mondo interiore assai ricco.

– Dire che i supermercati americani hanno una varietà di offerta imbattibile lascia intendere uno stile di vita internazionale.

– Nei film romantici vi si fanno sempre incontri stimolanti: specialmente la propria ex di cui si è ancora innamorati o la prossima fidanzata.

– Nei film americani le cassiere sono sempre dotate di un umorismo salace.

– Affermare che sono i non-luoghi per eccellenza della surmodernità attesta ottime letture. Non è necessario ricordare l’autore della definizione, è più che sufficiente dire che è un antropologo francese.

– Da quando si è venuti a vivere a Roma sentire la mancanza dell’Esselunga e dei suoi prodotti alto di gamma. Dirlo solo dopo aver dissipato ogni sospetto di leghismo.

– Lamentarsi che a Roma si debba fare la spesa in tre supermercati diversi per trovare quello che a Milano si trovava in uno solo. Prendere spunto per enucleare concetti vagamente leghisti.

– A Milano i supermercati sono divisi su base sociologica: ci sono quelli per incontrare dei single, quelli frequentati da modelle che comprano solo yogurt e quelli after-hours per manager divorziati. Se qualcuno esprime questo concetto ribattere che a Roma ci sono persino quelli per fare la spesa.

– Non resistere alle offerte 3x2 e finire per comprare forniture trentennali di noce moscata.

– Spiare nel carrello del prossimo e cercare di dedurne il profilo psicologico. Se non vi sono marche famose ricavarne un’impressione negativa. Eventualmente cercare di sviscerarne le ragioni inconsce.

– Perché gli altoparlanti diffondono esclusivamente musica pop? Dedurne la correlazione con una maggior propensione agli acquisti, come tra Bach e la produzione di latte delle vacche.

– Trovare poco dignitoso abbandonare precipitosamente la propria fila per precipitarsi alla cassa che sta aprendo.

– Anche se sono aperte venti casse guardare l’unica chiusa e borbottare “Siamo proprio in Italia”.

– Tifare per gli hard discount ideologicamente anche se non si riesce ad amarli. Contestualmente aggiungere che i prodotti di marca sono più cari perché devono ripagarsi la pubblicità.

– Disquisire sulle private label delle diverse catene dimostra dimestichezza con la terminologia del marketing. Non spiegare che cosa sia una private label fa sempre effetto.

– Lamentare la vanità di affermarsi, fare carriera, guadagnare per poi ridursi a fare la spesa il sabato insieme a tutto il resto del mondo.

– Nonostante siano una buona cosa per l’ambiente, i nuovi sacchetti biodegradabili puzzano. Dolersene.

– Ricordare che süpermàrket era una di quelle parole che i vostri nonni storpiavano regolarmente, insieme al frigidèr, alla ba-jour e ai wùster. Dirlo con aria nostalgica suggerisce che grazie a buoni studi avete colmato il gap sociale delle origini.

– Ammassare in pericolanti architetture i propri acquisti nella fettina di nastro trasportatore lasciato libero dal cliente precedente rivela un temperamento ansioso, forse nevrotico.

– Covare risentimento nei confronti delle vecchie che mentre sei in fila alla cassa ti guardano con gli occhi buoni dicendo: “Ho solo queste due cose”.

– Rammentare che un ex ministro della sanità raccomandava agli anziani di andare al supermercato per stare al fresco in estate. Chiosare che con ministri del genere stavano freschi anche a casa loro.

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