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L'India

Ci si va per ritrovare se stessi. Ma sempre più spesso si finisce per trovarci il collega d'ufficio in viaggio organizzato all inclusive. Terra di santi e di miracoli economici. E' l'India. Ecco una raccolta di luoghi comuni su questo luogo fuori dal comune.

14 Gennaio 2011 alle 00:00

– Più che un luogo fisico è un luogo dell'anima.

– Non andarci per timore delle proprie reazioni all'esposizione dell'estrema miseria lungo le strade denota sensibilità.

– Ammirare la dignità con cui i locali vivono in assoluta povertà. Attenti a non esagerare per non sconfinare nel paternalismo colonialista.

– Stupirsi della modernità della società indiana esclamando: "Questi qui ormai ci hanno superato senza neanche mettere la freccia."

– E' una terra dove si respira una spiritualità diversa. Non spiegare diversa da che cosa.

– Esserci andati convinti di trovare un luogo immerso nella spiritualità e invece avere scoperto che a New Delhi ci sono più fast food che a New York. Dichiararsi delusi.

– Ma con la fame che c'è lì, considerare sacre le vacche non è un po' ridicolo? Dosare a seconda degli interlocutori il tasso di autoironia.

– Citare il santone che è rimasto dodici anni senza abbassare il braccio destro. Di seguito chiosare che fatti di questo genere, ciarlatanerie a parte, mettono a dura prova la razionalità occidentale.

– Ricordare con aria dolente le nefandezze della dominazione inglese qualifica come sinceri democratici.

– Ma Indira Gandhi era la figlia di Gandhi Gandhi? Se qualcuno fa questa domanda affrettarsi a spiegare che Gandhi in India equivale a Rossi in Italia.

– Il Mahabharata è uno dei più grandi poemi dell'umanità. Se non lo si è letto, essere almeno entusiasti dello spettacolo teatrale che ne ha tratto Peter Brook.

– Nella società indiana la divisione in caste continua a esistere. Dolersene, ma osservare che in fondo esiste anche da noi, anche se in modo più subdolo. Non chiarire meglio il concetto.

– Ma com'è che Bombay improvvisamente ha cominciato a chiamarsi Mumbai? Se qualcuno pone questo interrogativo affrettarsi a stabilire un parallelo con Mao Tze Tung che a un certo punto è diventato Mao Zedong.

– Negli anni Settanta si andava in India per trovare il proprio vero io, poi negli anni Ottanta e Novanta ci andavano i manager prima di uscire di testa. Oggi ci si va per stare una settimana in una clinica ayurvedica a farsi massaggiare con gli olii essenziali: quando torni sei come nuovo.

– Rammentare che a Mumbai c'è la più alta concentrazione di call center del mondo. Tu chiami la Apple credendo di parlare con uno di Varese e invece parli con un ragazzino di Madras istruito per sembrare brianzolo. Deprecare lo sfruttamento dei lavoratori locali da parte delle multinazionali.

– L'indiano più divertente è Hrundi V. Bakshi interpretato da Peter Sellers in Hollywood party.

– Il cibo indiano è ottimo, ma dopo tre giorni ha tutto lo stesso sapore.

– Trovare sopravvalutati tutti gli scrittori indiani contemporanei. Preferire il buon vecchio Kipling, un po' colonialista ma grandissimo narratore.

– Soprattutto i colori sono pazzeschi. Wow!

– Sono tornato stanotte da Bangalore e stamattina sono in ufficio a Milano. Che flash!

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