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Alta velocità

Nulla è meglio di uno scompartimento di un treno per utilizzare i migliori luoghi comuni. Ecco tutto quello che dovete dire durante un viaggio con l'Alta velocità.

14 Maggio 2010 alle 09:59

- All’annuncio di un ritardo sospirare e cercare solidarietà con lo sguardo tra gli astanti. Evitare variazioni sui temi “Povera Italia”, “Siamo in Italia”, “Speriamo che ci invada la Svizzera” ecc.

- Quando c’era Lui i treni arrivavano in orario. Dosare l’ironia secondo il contesto

- Ormai non conviene più prendere l’aereo per andare da Roma a Milano, perché visto l’anticipo con cui bisogna arrivare in aeroporto, i taxi e i ritardi ci si mette lo stesso tempo. Convenirne e osservare che, effettivamente, con il treno si arriva direttamente in centro

- Ormai con quello che costa il treno, per andare da Roma a Milano conviene l’aereo, soprattutto se si prenota con anticipo. Convenirne, ma osservare che, effettivamente, l’aereo è più stressante

- Deprecare che la piccatina di vitello fosse in carta nel vagone ristorante già ai tempi del Settebello. Probabilmente proprio dello stesso vitello

- Ostinarsi a chiamare il Frecciarossa Pendolino fa molto antica aristocrazia che stenta a piegarsi alla volgarità dei tempi

- In galleria rabbrividire all’idea di trovarsi al centro di una montagna. Eventualmente rilanciare che è sempre meglio che trovarsi sotto il mare, come nell’Eurotunnel

- Sorseggiando un succo di frutta in prima classe chiedere che fine abbiano fatto i vecchi accelerati di una volta. Rischioso in presenza di pendolari in incognito

- E poi in treno lavori, ti leggi un libro, ti guardi un film e tre ore passano che non ti accorgi nemmeno. Dirlo prima di addormentarsi sulla spalla del vicino

- Scusa, se cade la linea sono le gallerie. Tuonare contro le telco e la tecnologia che, in realtà, non ci aiuta

- Notare che i ritardi raramente superano la mezz’ora poiché poi scatta il rimborso

- Affermare che gli straordinari dei controllori sono calcolati in base al ritardo, mentre quelli dei manovratori in base ai recuperi, fa capire che a voi non la si fa

- Voler conoscere chi ha progettato il poggiatesta del sedile per verificare la conformazione del suo collo

- Se la signora seduta davanti a voi è bella e raffinata, avere cura di posare sul tavolinetto un classico in francese. Non è necessario leggerlo

- Sollevare un sopracciglio ironico di fronte a un cellulare la cui suoneria riproduce la versione house della Marcia Turca di Mozart

- Alla fine del viaggio ricordare divertiti che qualche tempo fa l’altoparlante ringraziava per la preferenza accordata a Trenitalia, come se ci fosse stata la possibilità di scegliere

- Il caffè sul treno costa più che in piazza Duomo, ma te lo servono nel bicchierino di carta, i toast sono delle fotocopie e il prosciutto crudo dei panini non è mai stato su un maiale

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