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Trattoria al Sasso

Buoni i salumi, ottimi i ravioli a giudicare da come li ha divorati Selvaggia, un’invitante ricetta con il Sangue Morlacco tra i secondi

19 Dicembre 2008 alle 11:00

E’ un trauma passare da Sparta Treviso a Babilonia Mestre. Solo trentasette minuti da stazione a stazione ma due mondi remoti: lassù donne altissime, bellissime, bianchissime, sorseggianti spritz sotto le logge, quaggiù un’umanità brutta, sporca, forse cattiva, di sicuro incattivente perché ti circonda con idiomi incomprensibili e ti fa sentire straniero in patria. La salvezza si chiama Selvaggia, personaggio letterario (vedi “Il collezionista di città” pagina 33 e seguenti) ma non solo. Accosta la Bmw nera assetto corsa all’Hotel Bologna, albergo-ristorante col cous cous come prima proposta in lavagnetta, e getta un salvagente: gita sui Colli Euganei. La vettura viene lanciata verso quel “favoloso giardino delle Esperidi” come lo chiamava Comisso, “dove gli incanti e le sorprese si succedono a ogni passo”. Purissimo Veneto felice. Nonostante l’accelerazione che schiaccia contro il sedile si riesce a notare l’abitino Milly multicolore, simil-Pucci, molto anni Sessanta, che lascia scoperte le gambe lattee. Chi è Milly? “Michelle Smith, stilista americana. L’abito l’ho comprato a New York, in Italia non si trova”. E questa musica malsana? “Sono i Kills, secondo le riviste inglesi è il suono perfetto per il nostro tempo”. Selvaggia affronta i Colli da Torreglia e bastano poche curve per dimenticare la poltiglia termalista (le indistinguibili Abano e Montegrotto, indistinguibili fra loro e indistinguibili dalla più anonima periferia milanese). La trattoria Al Sasso è immersa nel verde. Verdi sono anche le sedie di plastica, comunque una stonatura (a Reggio Emilia il comune le ha proibite e così dovrebbero fare in tutta Italia, con deroghe solo per le pizzerie più indigenti dell’agro aversano). Cominciamo dal vino e non cominciamo bene. Giustamente una delle due carte è dedicata ai vini locali, ma ce ne fossero di bevibili: un bianco contiene Malvasia, un altro Moscato e il terzo addirittura Traminer. Per evitare aromi nauseanti scegliamo un Serprino, che sui Colli è sinonimo o quasi di Prosecco: si rivela vinoso, floreale e dolciastro tale e quale il fratello maggiore. Ovvio che si beva molto spritz nel Veneto centrale e orientale, con i vini che si ritrovano la correzione è indispensabile. I salumi sono serviti in piatti immensi, sproporzionati al tavolino, però risultano buoni: una soppressa bella grassa, un prosciutto di Montagnana meglio del previsto, eccetera. Selvaggia non si chiama così per caso, divora in un baleno tutti i ravioli verdi, non ne lascia da assaggiare neanche mezzo. I subioti sono pasta immersa in ricotta incandescente che ustiona le povere erbe il cui utilizzo è un vanto del locale. Fra i secondi molti animali da cortile, un’invitante ricetta che prevede il Sangue Morlacco (liquore dalmata-euganeo) e ovunque ciliegie carnose. (recensione del 3 agosto 2008)

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