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Quel giro di boa che unisce America ed Europa

Forse Hillary Clinton l’8 novembre ce la farà, ma in ogni caso sarà una presidenza funestata dagli scandali, dalle inchieste, debole e con una presenza ingombrante che non finisce con il voto. E anche in Italia un voto, quello referendario, deciderà molte cose.

2 Novembre 2016 alle 12:51

Quel giro di boa che unisce America ed Europa

Foto LaPresse

Commemorazione dei defunti.

 

Titoli. In pagina c’è sempre il terremoto, ma i titoli vanno in ordine sparso, segno che non c’è una notizia che prevale e le novità sono scarse. I quotidiani puntano sull’effetto emotivo, ma non funziona, l’argomento è stra-consumato su televisione e rete. Il titolare di List passa ad altro. Cosa? Nel mondo sta succedendo di tutto, cose che hanno e avranno un impatto enorme sulla nostra esistenza. America e Europa si stanno avvicinando a giri di boa importanti della regata nella contemporaneità. Dite che sono cose lontane dalla piccola Italia? Non è vero. Cominciamo dal continente lontano, l’America, poi andiamo in Europa, Italia.

 

I mercati non credono a Hillary vincente sicura. La Borsa non è infallibile, ma la capacità di Wall Street di anticipare gli scenari resta proverbiale. Se le cose devono andare male, vanno male. E quello che hanno captato finora nelle sale trading è questo: forse la Clinton l’8 novembre la scampa, ma in ogni caso sarà una presidenza funestata dagli scandali, dalle inchieste, debole e con una presenza ingombrante che non finisce con il voto, Trump e il suo strano (per l’establishment) popolo di “miserabili” (Clinton dixit).  Possibile? E’ un’opzione reale, come anche la sconfitta. Ci sono segnali che per qualunque analista politico sono inequivocabili:

 

  1. L’agitazione dei democratici, dei progressisti in carrozza, degli intelligenti a prescindere, l’escalation di accuse sul direttore Fbi, il linguaggio sempre più isterico, sono tutti segnali di una crescente preoccupazione per il crollo del vantaggio. Hillary in un incontro elettorale a Fort Lauderdale (ancora la Florida) è andata (di nuovo) a briglie sciolte contro gli elettori di Trump definendo le loro idee e comportamenti “buie”, “divisive”, “dannose”;
  2. Il problema di Hillary non è più Trump, non lo è mai stato, ma se stessa. Non riesce a catturare la fiducia della base più radicale, quella che voleva Bernie Sanders (la cui corsa, ormai è chiaro dai documenti, fu fatta deragliare dai democratici per dare lo scettro alla Clinton), il popolo che fu il turbo di Obama;
  3. Trump è avanti di un punto in un sondaggio ABC/Washington Post. Non succedeva da maggio.
  4. Nate Silver su FiveThirtyEight ha cominciato ad aggiustare il tiro e… sì, Trump ora potrebbe perfino vincere;
  5. L’email-gate non è Watergate, ma l’ombra di Nixon comincia a vedersi all’orizzonte e anche se dovesse vincere la corsa per la Casa Bianca, la strada sarebbe poi piena di chiodi. Hillary is under criminal investigation, bisogna ricordarlo alle anime belle, e per molti ha già le ruote sgonfie. Ha gestito male la vicenda fin dall’inizio e ora ne raccoglie i frutti avvelenati;

 

Tutto questo vuol dire che Hillary è spacciata? No, tutt’altro, è ancora stra-favorita e combatte con tenacia e grande capacità di incassare, ma non ha più un percorso favorevole e se potesse decidere, finirebbe la campagna elettorale oggi e voterebbe domani. Ogni giorno in più di corsa presidenziale consuma il suo vantaggio. Se il vantaggio della Clinton nel voto popolare va a quota 2 per cento, allora Trump diventa altamente competitivo, fino ad agganciare la maniglia della porta della Casa Bianca. La media dei sondaggi di RealClearPolitics è là, a un passo dallo scenario dove tutto è possibile: Clinton in vantaggio di soli 2,2 punti.

 

 

Siamo di fronte a una corsa dagli esiti imprevedibili. Resta una domanda che inquieta tutti (il campo di Trump e il campo di Clinton) e dà alla sfida il tocco magistrale di Hitchock: i sondaggi hanno fotografato bene gli elettori di The Donald? Che dilemma? E che batticuore. E’ in palio l’America.

 

Osservato speciale in Europa: l’Italia. Dobbiamo guardare i sondaggi per capire come butta sul referendum di Matteo Renzi? No, ancora una volta sono i mercati a illuminare la boa nella regata della riforma costituzionale. Questo è il grafico dell’andamento dello spread Btp-Bund negli ultimi tre mesi:

 

 

Stamattina aveva aperto a 162 punti, un balzo poi frenato, ma sempre in ascesa. Brutto segno. E’ il segno che la Borsa comincia ad alzare il rischio-paese, pensa che il No stia accumulando un vantaggio reale nei confronti del Sì. Andrà davvero così? Manca un mese al voto (4 dicembre) Renzi ha ancora tempo per convincere la marea di indecisi, ma c’è qualcosa nella sua campagna di comunicazione che non funziona. Cosa? Non riesce a centrare gli argomenti per il suo target principale: il popolo. Il premier ha l’appoggio delle imprese, gli informati sono per il Sì, ma nei primi momenti della campagna ha commesso l’errore di concentrare il voto su se stesso.

 

Soluzione: rinviare il voto del referendum. Il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, ha aperto alla possibilità di rinviare il voto del 4 dicembre. La notizia, toh, è finita immediatamente sul Financial Times. I mercati ci guardano con la mano destra sul binocolo e quella sinistra sul tasto delle vendite di titoli.

 

E poi? Il centro di tutto, la Germania. Occhio ai dati sul mercato del lavoro, sono da record, disoccupati sotto il 6 per cento. Berlino corre come un treno. Avrà la forza di trascinare anche il resto d’Europa? Difficile.

 

 

No, la Cina no. Firmato Berlino. In giro per il mondo ci sono forzieri pieni di soldi da investire. Pechino fa shopping ovunque, molto in Italia, perfino il calcio di Milano è diventato cinese. Ma in Germania hanno avuto uno stop da considerare istruttivo, soprattutto per l’Italia. Dovevano comprare un’azienda che produce microchip, Aixtron e il governo ha detto no. L’intelligence americana ha sollevato dubbi, i tedeschi hanno congelato la vendita al fondo di Pechino. C’è una guerra commerciale in corso. L’Italia è preda, non predatore.

 

2 novembre. La Bbc nel 1936 comincia le trasmissioni televisive. Nel 1948 Harry S. Truman sconfigge Thomas E. Dewey nelle elezioni presidenziali statunitensi. Quella di Truman fu un’elezione a sorpresa. Il quotidiano «Chicago Daily Tribune» l'indomani mattina titolò «Dewey Deafeats Truman» (Dewey sconfigge Truman). Il risveglio fu una storia al contrario. Vinse Truman.

 

 

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