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Esiste il fattore Obama in vista del referendum?

Un tempo per un politico europeo un solido rapporto con la Casa Bianca era un’importante assicurazione di longevità politica, oggi non più. Contano i problemi interni di un paese e se la politica globale non facilita la soluzione, allora si assiste a un ripiegamento

19 Ottobre 2016 alle 11:53

Esiste il fattore Obama in vista del referendum?

Barack Obama con Matteo Renzi (foto LaPresse)

Santi Giovanni de Brébeuf, Isacco Jogues, sacerdoti, e compagni, martiri, della Compagnia di Gesù.

 

Titoli. Quanti voti porterà a Renzi l’appoggio di Obama al referendum costituzionale? Molti, pochi, forse nessuno, potrebbe perfino avere l’effetto contrario. Siamo in una terra incognita e il precedente della Brexit è un memento: il presidente americano si schierò per il Remain, il risultato fu che vinse il Leave con il 51,9 per cento dei voti contro il 48,1. Cameron si dimise e cominciò tutta un’altra storia con Theresa May al numero 10 di Downing Street.

 

E’ comprensibile la retorica impaginata sulla giornata renziana alla Casa Bianca. Il Corriere della Sera registra in forma burocratica: “Riforme, Obama con Renzi”; Repubblica introduce il tema della stabilità: “Obama-Renzi, abbraccio alla Casa Bianca. “Serve il sì al referendum, lui deve restare””; Il Messaggero (caffè ar vetro) fa un titolo iperbolico: “Referendum, Obama vota sì”; Libero se la gioca con un refrain musicale: “Tu vuò fa l’americano”; La Stampa cerca un fatto concreto – e lo trova – in mezzo alla liturgia dell’amico americano: “Obama a Renzi: più impegno in Libia”; ll Manifesto fa un titolo dei suoi: “No, We Can”; L’Unità batte la notizia: “Obama con Renzi: “Il Sì aiuta l’Italia”; Avvenire, giornale dei vescovi, declassa l’incontro a seconda riga del sommario d’apertura e apre sulla battaglia di Mosul, in Iraq. E’ la gioia di un giorno.

 

Ma quale sarà la reazione dell’elettorato in Italia? Passati i titoli, comincia un altro film e la sceneggiatura è influenzata dall’impatto della politica estera dell’amministrazione Obama, dal sentimento di incertezza e smarrimento diffuso in Europa, dalla visione del caos in Medio Oriente e in Nord Africa (leggere alla voce immigrazione), dalle tensioni con la Russia di Vladimir Putin che per una parte non marginale dell’opinione pubblica occidentale appare come una figura carismatica, dal ruolo della Nato i cui fini (oggi a dire il vero incerti) cominciano a essere messi in discussione. Un tempo per un politico europeo un solido rapporto con la Casa Bianca era un’importante assicurazione di longevità politica, oggi non più. Contano i problemi interni di un paese e se la politica globale non facilita la soluzione, allora si assiste a un ripiegamento, parola d’ordine: indietro tutta. Occhio a questa ricerca di Pew Research:

 

 

Serve altro? Greci, ungheresi, italiani, polacchi e francesi si allontanano dalla globalizzazione e pensano che la soluzione sia “in casa”. Quale? Non si sa. E’ questo lo smarrimento. Ripensate alle nazioni citate: la Grecia è uno stato in bancarotta tenuto in piedi dagli aiuti europei; l’Ungheria alza il filo spinato ed è guidata da un leader ultra-nazionalista; l’Italia è in continua transizione e ha seri problemi di reddito, occupazione e debito pubblico; la Francia è il grande malato d’Europa con una società divisa e il sogno dell’integrazione tra culture in frantumi. Non è l’America, è l’Europa nella sua crisi senza governance. E’ in questo scenario che l’Italia di Renzi e anti-Renzi (siamo arrivati a questo, con il referendum) si scontra in una lotta tribale dove le virtù della parola, del dibattito civile, del confronto, si vanno disperdendo tra i boatos dei social senza pensiero.

 

Mancano 46 giorni al voto del 4 dicembre e i toni di entrambi gli schieramenti sono da Armageddon. David Cameron impostò la sua campagna sulla Brexit con toni sempre più apocalittici. E perse. Ottenne l’appoggio di Obama. E perse. Il Sì in Italia ha dipinto la fine del mondo nel caso di vittoria del No. E ha avuto l’appoggio di Obama. Non sempre la storia si ripete, ma è certo che le sue lezioni non vengono prese sul serio. Buona giornata.

 

Che effetto fa la Brexit? La sterlina è colata a picco, i tassi dei rendimenti dei titoli di Stato si sono levati in volo, l’immobiliare commerciale si è raffreddato, ma i segnali di inversione di tendenza nell’occupazione per ora non ci sono: il tasso di disoccupazione del Regno Unito resta invariato al 4,9 per cento ad agosto. Il tasso del 4,9 per cento è il più basso dall'estate del 2005.

 

La Cina va ma… Il prodotto interno lordo della Cina ha toccato quota 6.7 per cento nel terzo trimestre. Dato in linea con le attese e sospiro di sollievo per chi temeva un rallentamento. Ma siamo di fronte a un mix di dati (l’export sotto del 10 per cento è un campanello d’allarme) e la bolla immobiliare (e del credito) è là, sotto gli occhi di tutti.

 

L’Fbi arresta hacker a Praga. La battaglia tra Stati Uniti e Russia è in pieno svolgimento e gli esiti sono davvero imprevedibili. Operazione di Fbi e polizia ceca, arrestato un cittadino russo a Praga. Che cosa succederà? Non lo sappiamo, la cyber-guerra è appena iniziata.

 

Vincere a Mosul non basterà. Prendere la città e sconfiggere i miliziani di Isis è importante, non sarà una passeggiata, ci vorrà più tempo di quanto si immagini e in ogni caso la conquista non sarà decisiva ai fini della stabilizzazione dell’Iraq.

 

Scuola (de)cadente. Se vuoi farti un’idea sulla civiltà di un paese, dai un’occhiata alle sue scuole. L’impaginato dei giornali restituisce un’immagine che non lascia dubbi. Titolo sul Gazzettino: “Crollo dell’intonaco, cinque classi della scuola traslocano in parrocchia”. E’ successo a Mirano. Il Mattino: “Campobasso come Amatrice, scuola a rischio ma non chiude”. Nord e Sud sono uniti nello sfascio edilizio e educativo. Sono i maestri e i professori a fare ancora da pilastro, l'unico calcestruzzo rimasto. Non è l’intonaco a cadere, ma quel che resta della Stato e della cultura italiana.

 

Italia su Marte. La cultura, dicevamo. La cultura è memoria. La cultura è presente. Oggi la sonda Schiaparelli atterra su Marte. Chi era Giovanni Virginio Schiaparelli? Un piemontese che a cavallo tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento è stato un grandissimo astronomo e storico della scienza. Era nato a Savigliano nel 1835, mostrò subito un talento incredibile. Teorizzò il nesso tra meteore e comete, nel 1877 iniziò i suoi studi su Marte e le osservazioni sui canali del pianeta rosso. Fu un grande. E in suo onore la scienza ha battezzato con il suo nome: un asteroide, un cratere sulla luna, un cratere su Marte, una catena montuosa su Mercurio e oggi la sonda della missione ExoMars. Schiapparelli, ricordato sulle stelle, dimenticato sulla terra, in patria.

 

19 ottobre. Nel 1985 a Ginevra, il presidente statunitense Ronald Reagan e il segretario generale del PCUS Michail Gorbačëv, si incontrano per la prima volta.

 

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