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Fatti, commenti, appuntamenti del giorno presi dal taccuino di Mario Sechi

Continua il Sirtaki finanziario tra Ue e Grecia

Tsipras puntava a incassare l’intero piatto da 2 miliardi e fischia di euro. Non è andata così perché i progressi della Grecia in fatto di riforme sono risibili. Fatti, commenti, appuntamenti del giorno presi dal taccuino di Mario Sechi

11 Ottobre 2016 alle 11:34

Continua il Sirtaki finanziario tra Ue e Grecia

Alexis Tsipras (foto LaPresse)

San Giovanni XXIII

 

Titoli. La direzione del Pd è andata esattamente come una direzione del Pd: non è successo niente. Renzi ha fatto Renzi, la minoranza ha fatto la minoranza, tutti sono seduti sulla riva del fiume in attesa che la notte del 4 dicembre si veda scorrere il cadavere (politico) dell’avversario. Su questo niente pulviscolare i quotidiani hanno costruito l’apertura della prima pagina e il fatto e misfatto sui giornali la dice lunga sulla qualità degli sforzi cognitivi delle redazioni, perché nel frattempo nel mondo sta succedendo di tutto. Primo caffè, Corriere della Sera: “Referendum, Pd senza accordo”. E questa sarebbe la notizia? Andiamo avanti. Ecco Repubblica: “La minoranza Pd: votiamo no”. Cosa già detta da Bersani e altri, dunque non nuova. Proviamo con Carlino-Nazione-Giorno: “Renzi apre, il Pd si spacca”. Niente. Altro tentativo, è l’ora di un caffè ar vetro e Messaggero: “Referendum, è paralisi nel Pd”. L’oroscopo di Branko è più denso di notizie. Forse la spesso originale Stampa fa un titolo che dribbla l’ovvio dei popoli? No, l’apertura è questa: “Riforme, fallisce l’intesa nel Pd”. Perché c’era forse un tentativo di intesa? E quando? C’è vita nell’universo editoriale? Vittorio Feltri impagina su Libero un titolo-polaroid che fissa il livello del cosiddetto dibattito: “Rissa da bettola nel Pd”. Il Manifesto (sempre bella grafica) ha un titolo per Renzi, una cosa da uomo Del Monte nella giornata storta: “Ha detto no”. L’Unità fa quel che può: “Renzi: no alibi, cambiamo l’Italicum”. Il Gazzettino fa previsioni meteo-politiche instabili: “Referendum e Pd, venti di scissione”. Il Secolo XIX, giornale della bella e austera Genova che conosce virtù e vizi della ciurma e delle navi che hanno preso una rotta che punta dritta verso gli scogli fa questo titolo: “Pd, Renzi non convince i ribelli”. Gli ammutinati del Bounty. L’Avvenire esce dalla sacrestia ed entra come un rugbista nel confessionale democratico: “Cambia l’Italicum, non la lotta nel Pd”. Improvvisamente, nella lettura della mappa di questa terra desolata, a un certo punto, l’attenzione del titolare di List viene catturata da un immaginifico titolo di spalla sulla Gazzetta del Mezzogiorno: “Ingegneri in pista: lavoro e salute con l’Ilva a tutto gas”. A tutto gas. La salute. Buona giornata.

 

Referendum, la paralisi del Parlamento. Sul taccuino è rimasto il titolo del Messaggero (altro caffè ar vetro): “Referendum, paralisi nel Pd”. Non c’è nessuna paralisi nel Pd, quel partito è fin troppo agitato. In realtà quello che è completamente fermo è il Parlamento, questo oggetto sempre più remoto rispetto al governo e al paese reale. L’elenco delle opere incompiute (non possiamo neppure definirle “grandi”, forse “operette” è parola che si sposa al clima e al contenuto) è interessante: legge annuale sul mercato e la concorrenza, riforma del codice di procedura civile e penale, statuto del lavoro autonomo, responsabilità professionale, riforma degli ordini professionali. Senatori e deputati aspettano il 4 dicembre. Nel frattempo, il mondo va avanti. Tanti auguri.

 

Ue vs Grecia. E’ sempre Sirtaki finanziario. Tsipras puntava a incassare l’intero piatto da 2 miliardi e fischia di euro. Non è andata così perché i progressi della Grecia in fatto di riforme sono risibili. Ma l’Unione europea in questo momento non può permettersi di riaprire il file del videogame greco: per ora Atene porta a casa un miliardo. Lo Space Invaders ellenico è solo rinviato.

 

Come vanno le elezioni americane? Sono usciti una decina di sondaggi dopo lo scandalo delle frasi di Trump sulle donne. Il vantaggio acquisito da Clinton dopo lo scoppio della bufera sessista oscilla tra i 4 punti di Politico e gli 11 punti del sondaggio di Nbc News/Wall Street Journal. L’unico dato favorevole a Trump è quello pubblicato quotidianamente dal Los Angeles Times che da lungo tempo vede Trump in vantaggio di 3 punti. Possibile? Stiamo ai fatti. Clinton resta favorita per la vittoria all’80 per cento, Trump è in caduta libera. Questi sono i sondaggi, vedremo tra un mese se coincideranno con la storia americana.

 

Il serpente di Nate Silver. La situazione per Trump appare difficilissima:

 

Lo snake di Clinton (azzurro) si sta mangiando la coda di quello di Trump (rosso). In questo momento i sondaggi dicono che Hillary ha la Casa Bianca in tasca. Vedremo se l’impatto del secondo dibattito darà un tocco di rosso alla campagna di The Donald. La corsa alla presidenza presenta un problema di asincronicità tra il fatto e il sondaggio. Ora vediamo l’effetto delle rivelazioni della registrazione rubata a Trump, tra qualche giorno si potranno misurare gli spostamenti creati (ma anche no) dal secondo scontro tra i due candidati in tv. Ricordare un elemento importante: l’estrema volatilità dei consensi per la Clinton, sono influenzati in maniera decisiva dalle notizie sull’avversario.

 

La guerra civile nel Gop. Il Grand Old Party è morto, manca solo il funerale ma è una pura formalità. E’ dalla nascita dei Tea Party subito dopo la crisi finanziaria del 2008 che il partito non ritrova la via dei Padri Fondatori. E’ smarrita e non la ritroverà. Ryan che ripudia Trump è un affare tutto interno all’establishment repubblicano. Per la base elettorale di The Donald questo non cambia niente, ma per Trump potrebbe essere l’iniezione letale. La storia delle campagne presidenziali dell’éra moderna dice che vincere senza l’appoggio del partito è missione impossibile. Forse.

 

La partita a poker tra Gop e Trump. Su Wired una lettura politica dello scontro tra repubblicani: al tavolo verde.

 

Come va l’economia americana? La domanda è fondamentale, il popolo vota con il portafoglio in mano. Ricordare sempre che “it’s the economy, stupid”. Ventisette grafici di Vox danno uno scenario chiaro: la manifattura non è per niente in declino;  l’occupazione sale nel settore dei servizi e latita in quello della produzione di beni;  il prezzo dei servizi aumenta, quello dei beni diminuisce; i tassi di interesse sono i più bassi della storia; la produttività oraria è tra le più basse della storia; anche l’inflazione; l’America sta diventando sempre più vecchia. Il resto potete leggerlo qui. Molto interessante.

 

11 ottobre. Cristoforo Colombo nel 1492 avvista la costa americana.

 

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