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Fatti, commenti, appuntamenti del giorno presi dal taccuino di Mario Sechi

Trump blocca (per ora) l'emorragia di consensi

L’America è andata a nanna con una strana sensazione di incompiuto, di opera in fieri: il secondo dibattito presidenziale non lo ha vinto Hillary Clinton, Trump non ha perso e la corsa alla Casa Bianca nonostante tutto è ancora aperta. Fatti, commenti, appuntamenti del giorno presi dal taccuino di Mario Sechi

10 Ottobre 2016 alle 11:54

Trump blocca (per ora) l'emorragia di consensi

Hillary Clinton e Donald Trump durante il secondo confronto televisivo (foto LaPresse)

Santi Gereone e compagni.

 

Titoli. L’America è andata a nanna con una strana sensazione di incompiuto, di opera in fieri: il secondo dibattito presidenziale non lo ha vinto Hillary Clinton, Trump non ha perso e la corsa alla Casa Bianca nonostante tutto è ancora aperta.
 

A Saint Louis è andato in scena tutto quello che ci si poteva attendere. Dopo una settimana in cui a Trump è stato fatto lo shampoo sul sessismo, il machismo, il sopra e sotto le lenzuola, l’oggetto e il soggetto, è arrivato un dibattito “senza guanti” (“the gloves came off”, Washington Examiner) con colpi durissimi: “Devi andare in prigione” (Trump a Clinton); “il peggior candidato repubblicano della storia” (Clinton a Trump). The Donald prima dello scambio di gentilezze aveva apparecchiato una conferenza stampa con tre signore che accusano Bill Clinton di molestie sessuali. Così Trumpistas e Clintonistas si sono ritrovati sul set digitale di Twitter a commentare i tassi di testosterone delle famiglie che puntano alla Casa Bianca. Buio fitto sul come governare gli Stati Uniti.

 

Conseguenze? “A dirty fight”, uno sporco scontro che nel sondaggio della Cnn subito dopo ha decretato questo risultato: ha vinto la Clinton con il 57 per cento dei consensi contro il 34 per cento di Trump. In mezzo, il vero numero che non farà dormire sonni tranquilli ai democratici: il 63 per cento degli spettatori ha visto un Trump che nel dibattito è andato oltre le aspettative.

 

 

Trump si conferma il più strampalato e imprevedibile dei candidati, troppo irregolare per vincere, troppo non ordinario per dare la sensazione di perdere tutto. E’ inesorabilmente indietro nei sondaggi, sembra destinato a una cocente sconfitta, eppure i sondaggi non riescono finora a scattare una sua foto nitida della corsa presidenziale, il suo elettorato continua ad essere sfuggente e l’onda della Clinton è influenzata da una preoccupante volatilità, la sua campagna è in balìa delle notizie. Perché? Se Trump è “unfit”, lei non convince una larga parte dell’elettorato. Guardate questo grafico di Nate Silver, è un confronto con la campagna di Obama nel 2012:

 

 

La curva obamiana è decisamente più stabile rispetto a quella clintoniana. E il fatto che dopo questo dibattito Trump sia ancora in corsa (titolo del Financial Times: “Trump regains footing in bitter debate with Clinton”) conduce a settimane di ulteriori fluttuazioni del consenso. Edward Luce fa un punto interessante del post-dibattito: se guardiamo le aspettative, Trump ha vinto, doveva implodere e invece è rimasto in piedi. Tutto il dibattito è uno scambio di colpi che non ha precedenti simili nell’éra moderna delle elezioni presidenziali americane, in uno scenario elettorale così polarizzato Trump ha parlato alla sua base e “ha fermato il versamento di sangue. Per ora”. Significativo il barometro repubblicano: The Weekly Standard individua un perdente, il partito, il vecchio e inadatto Gop, mentre la National Review, che nei giorni scorsi aveva preso a schiaffi Trump, oggi concede a The Donald il fatto di aver condotto un dibattito che gli consente di restare in piedi. Per quanto? Un mese ancora, l’8 novembre sapremo quanto queste analisi sono azzeccate.

 

Brexit 1. I viaggi di Theresa May. Dopo le dichiarazioni sulla schedatura dei lavoratori stranieri e il crollo della sterlina, la signora di Downing Street oggi comincia una serie di incontri diplomatici per ricucire gli strappi della Brexit. Andrà in Olanda e in Danimarca e in agenda ci sono immigrazioni, lavoro e cooperazione. Dopo il suo discorso sui lavoratori stranieri nel suolo inglese, Angela Merkel ha avvisato: “Senza libera circolazione delle persone, non ci sarà accesso al mercato unico europeo”. Partita molto dura per tutti.

 

Brexit 2. Niente schedature (pubbliche) dei lavoratori stranieri. E’ una marcia indietro (a metà) quella del governo britannico. I dati non saranno pubblici e costituiranno solo una base di informazione per Downing Street. Ogni tanto gli inglesi fanno troppo gli inglesi.

 

Produzione industriale italiana, ok in agosto. Un più 4,1 per cento in agosto non deve scatenare i festeggiamenti. Sono numeri da valutare con grande cautela, si conferma il trend positivo nella fabbricazione di mezzi di autotrasporto: più 19,2 per cento. Restiamo attaccati alla Jeep di Marchionne.

 

Confindustria: Renzi non intervenga sui contratti. Il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia durante l’assemblea di Assolombarda (presenti Renzi e Camusso): “Non intervenire sui modelli contrattuali ma sulla detassazione dei premi di produzione per favorire lo scambio salari-produttività”. Risposta del presidente del Consiglio: “Sui contratti il presidente di Confindustria ci ha chiesto di non intervenire; va bene, noi ci siamo, diamo fiducia a chi si vuole mettere in gioco, ma fate presto”.

 

10 ottobre. Nel 1973 il Vice Presidente degli Stati Uniti, Spiro Agnew, si dimette dopo essere stato accusato di evasione fiscale. Altri tempi, altra politica. Oggi viviamo, come ha scritto The Economist, nell’era della bugia. Tutto è permesso, nulla è reale.

 

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