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Fatti, commenti, appuntamenti del giorno presi dal taccuino di Mario Sechi

Def, quando Bini Smaghi predicava prudenza

Già nell’agosto di due anni fa, l'economista sul Financial Times aveva provato a mettere in fila le ragioni degli epic fail in fatto di previsioni economiche sull’Italia. Attesa per il confronto tra i candidati vicepresidenti degli Stati Uniti, Kaine e Pence. Fatti, commenti, appuntamenti del giorno presi dal taccuino di Mario Sechi

4 Ottobre 2016 alle 11:37

Def, quando Bini Smaghi predicava prudenza

Pier Carlo Padoan, ministro dell'Economia (foto LaPresse)

San Francesco.

 

Titoli. Le previsioni di crescita del governo italiano per il 2017 sono a dir poco ottimistiche. Il titolare di List aveva segnalato il problema di un Def iperbolico, qualche giorno fa, senza alcuna pretesa oracolare o pedagogica, solo una sensazione da cronista di cose di Palazzo. Ieri il sesto senso si è materializzato come un macigno in Parlamento con i dubbi espressi da Bankitalia, ufficio parlamentare di Bilancio e Corte dei Conti. Il risultato nell’impaginato è da missione lunare, con un “Padoan, abbiamo un problema” che non avrà nessuna risposta concreta perché siamo alle stime. Resta un non banale fatto politico su cui ragionare quando i trimestri si accumuleranno. I giornali impaginano la storia con ritmo da fox trot. Repubblica fa la sintesi con le conclusioni della banca centrale: “Bankitalia gela Renzi. Troppo ottimismo nei numeri del Def”; il Corriere della Sera non è ermetico, solo più amletico: “Bankitalia: dubbi sulla crescita”; Il Messaggero impagina lo splash tra virgolette: “Troppo ottimismo sul Pil”; Carlino-Nazione-Giorno segnalano la fase da battaglia navale: “Cannonate sulla manovra”; il Fatto Quotidiano traduce tutto come sempre in codice penale: “La manovra è un falso in bilancio”. Fare previsioni di questi tempi è impresa spericolata ovunque, da anni quelle sull’Italia sono un esercizio da Nostradamus. Perché? Già nell’agosto di due anni fa Lorenzo Bini Smaghi sul Financial Times aveva provato a mettere in fila le ragioni degli epic fail in fatto di previsioni economiche sull’Italia. Un articolo, quello di Bini Smaghi, molto interessante che doveva essere appuntato sul bloc notes del ministro Padoan. Lo scenario consigliava di essere prudenti, la produzione non è mai à la carte.

 

Eurostat: prezzi industriali giù. In agosto è stata registrata una flessione dello 0,2 per cento sia nell'Eurozona sia nell'Ue a 28 paesi. Nel precedente mese di luglio, i prezzi erano aumentati in entrambi i casi dello 0,3 per cento. In Italia, dopo un deciso aumento dei prezzi in luglio (più 1,6 per cento), la flessione è stata pari allo 0,3 per cento. La causa: i prezzi dell’energia. Senza un rialzo del prezzo del petrolio la deflazione resta sempre dietro l’angolo.

 

L’Ungheria che non c’è e la realtà che avanza. Com’era la storia del referendum ungherese sui migranti perso da Orbán e vinto dall’Europa? Il Telegraph informa che Repubblica Ceca e Serbia l’hanno interpretata in maniera diversa rispetto ai titoli impaginati ieri dai quotidiani italiani. Dice Tomislav Nikolic, presidente serbo: “Chiuderemo i nostri confini”. Dice Milos Zeman, presidente della Repubblica Ceca: “Io sono per la deportazione di tutti i migranti economici”. Come sempre la realtà si incarica di rimettere a posto le pedine sulla scacchiera: la sconfitta di Orban è immaginaria, gli effetti del referendum di Budapest invece sono reali e cominciano a diffondersi, i tre milioni di No hanno accelerato il gioco delle frontiere a est, l’Europa finirà per implodere non per la presenza del premier ungherese, ma per l’assenza di una classe politica che sappia leggere la realtà senza confonderla con i suoi desideri. Qualche esempio? Ce l’abbiamo in casa, viene dal ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, intervistato dalla Stampa, è su un’altra dimensione: “Quel voto è una sconfitta per chi l’ha promosso”. Il titolare della Farnesina si riferisce all’Ungheria e non capisce – o non vuol capire – che il referendum ungherese in realtà è un altro mattone sul muro europeo. Il pensiero politicamente corretto pensa che quel muro si possa abbattere con la retorica. Occhio alla testa e tanti auguri.

 

Casa Bianca. Oggi il dibattito dei vicepresidenti. Stasera a Farmville, in Virginia, ci sarà il duello televisivo tra il candidato repubblicano Mike Pence e quello democratico Tim Kaine. Molti pensano che sia ininfluente ai fini della corsa alla Casa Bianca. Forse no. Perché Hillary e The Donald non convincono una larga parte dell’elettorato e perché i vicepresidenti sono visti come elementi in grado di colmare le lacune dei candidati alla presidenza. Pence deve recuperare voti per Trump, Kaine deve mostrarsi soggetto fuori dall’establishment clintoniano.

 

Quanto è grande il vantaggio di Hillary? Se lo è chiesto Nate Silver e la risposta è parecchio articolata: la vittoria nel primo dibattito le ha dato circa 4 punti di vantaggio, ha un buon numero di stati a suo favore, Trump deve recuperare ma tutti i sondaggi hanno un problema: qual è il popolo di Trump? E la mancata risposta chiara a questa domanda che rende i sondaggi meno affidabili e le previsioni molto incerte.

 

I nemici-amici della Clinton. Non c’è solo Bush senior che vota Hillary, c’è anche Michael Certhoff, l’ex presidente della commissione d’inchiesta sul caso Whitewater – inchiesta che riguardava le attività del presidente Bill Clinton – che ha annunciato il suo voto per la moglie del Clinton su cui indagava. Tutto, pur di non vedere Trump alla Casa Bianca.

 

Reddito e cervello. Lo strano paese in cui viviamo ha lampi di idiozia che trovano spiegazione scientifica in una lunga esposizione ai raggi catodici e nella totale assenza di letture classiche e contemporanee. Massimo Gramellini sulla Stampa ne ha trovato la delirante presenza anche in una brochure del piano del governo, "Industria 4.0",  in cui ci si vanta dei bassi salari e stipendi in Italia. Si chiama competitività (brutta parola) ma a volte ha esiti che vanno al di là del surreale. Riportiamo il brano che Gramellini ha pescato: “A mo’ di esempio attrattivo, la brochure esibisce, gonfiando il petto, la parabola esistenziale dell’ingegnere italiano medio, che guadagna 38.500 euro all’anno contro i quasi 50.000 intascati dal suo omologo europeo (e infatti emigra appena può)”. Non c’è niente da aggiungere, è tutto chiaro. Gramellini coglie il punto: la buona volontà dovrebbe essere associata a un sagace uso di concetti e linguaggio.

 

Destinazione Proxima Centauri. La caccia della Nasa all’esopianeta Proxima Centauri B. Simile alla terra? Forse. Per gli amanti della science fiction, List segnala "Proxima", il libro di Stephen Baxter che aveva previsto l’esistenza di un pianeta abitabile in quel punto dell’universo. Qui un intrigante articolo di Scientific American.

 

4 ottobre. Nel 1957 viene lanciato lo Sputnik 1, il primo satellite artificiale ad orbitare attorno alla Terra.

 

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